Mode alimentari. La curcuma.

ottobre 2016 - Io Donna - Corriere delle Sera - Cibo

Forse avete già attraversato la fase della papaya fermentata. Bastava una costosa bustina quotidiana da sciogliere sotto la lingua, per ottenere risultati decisivi nella lotta all’invecchiamento della pelle. Io ci ho provato, per mesi. Poi mi è montato lo scetticismo. Se non con la papaya, forse avete tentato di combattere ingrassamento, rughe e altri fastidi con le bacche di açai, o di goji. Oppure, vi siete impegnati a cucinare papponi di quinoa, allettati dalle proprietà di questo cosiddetto superfood, che si legge sia indispensabile persino nella dieta degli astronauti. Tuttavia, se ancora non avete fatto il giro delle sette chiese dell’esotismo alimentare, e se ancora non avete maturato alcuno scetticismo, può darsi che stiate per cadere nel gorgo della curcuma. Perché, al momento, pare che non si possa più vivere senza questa spezia di origine asiatica, una polvere giallo-ocra sinora usata soprattutto come colorante del curry. In questi ultimi tempi, ci sono fior di giornali e di siti web che hanno eletto la curcuma a nuovo miracoloso toccasana. Si legge che avrebbe “potenzialità antiinfiammatorie, antidolorifiche, antiossidanti, cicatrizzanti, digestive, depurative, immunostimolanti, antistaminiche, seboregolatrici, neuroprotettive, antispastiche”. Sempre nel campo delle potenzialità, ci sarebbero “prevenzione del diabete di tipo 2, sviluppo delle capacità mnemoniche, effetti antidepressivi e antitumorali”. Con un cucchiaio di curcuma al giorno, ci troveremmo dunque a risolvere gran parte dei problemi di salute e di estetica che possono affliggerci. Mannaggia, ad averlo saputo prima! Dall’acne all’alitosi, dalla rugosità al mal di cervicale, dalle smagliature alla stitichezza, dagli effetti di un ictus al male di vivere, gli “incurcumati” sarebbero al riparo da gran parte delle pene che affliggono l’umanità. Manca solo la protezione dalla cattiveria e dalla povertà, e saremmo tutti in salvo. Il problema, quando leggiamo questi elenchi mirabolanti, è che finiamo per non fare caso alla parola che li precede: potenzialità. Per dire: anche io ho la potenzialità di vincere un Oscar come migliore attrice protagonista. Forse ho le stesse probabilità di conquistarlo di quante ce ne siano di salvarsi la vita, la linea e l’elasticità della pelle a forza di cucchiaini e capsule di curcuma. La cosa curiosa è che nessuno di noi, quando legge queste informazioni, pensa di verificare quali siano gli studiosi e i centri clinici che hanno decretato i vantaggi derivanti dall’incurcumarsi o dall’açaizzarsi, e se comunque le stesse potenzialità non appartengano ad alimenti più comuni, che possiamo coltivare sul balcone o nell’orto.. L’inverno scorso, mentre ero in California, un’istruttrice di pilates voleva convincermi che tutte le strepitose proprietà attribuite alla curcuma erano invece dei frutti di bosco: “Lo dicono le ricerche scientifiche” mi garantiva, infervorata. Evviva, mi dicevo cercando l’equilibrio in bilico su una palla, la mia vita è al sicuro, pur senza esotismi: quando tornerò a casa, sul lago di Garda, mi basterà ispezionare la scarpata dove crescono le fragole di bosco e i rovi sovraccarichi di more. Oppure, se è troppo facile non vale?

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