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Sommario

AMBRA ANGIOLINI e “Tradimenti” di Harold Pinter

novembre 2015 - Io Donna - Corriere della Sera - Interviste

Ambra Angiolini ha il pregio di non annoiare mai. Cambia ogni volta pur restando se stessa. Quando pensi di aver colto il suo vero modo di essere, scopri che ti sbagliavi. Una volta la incontri e ti sembra una donna resa interessante da un magma interiore dolente. La volta successiva, la trovi arguta e punzecchiante, alla Franca Valeri, una che vede il lato ironico delle cose, e questo la protegge dalla sofferenza e dal prendersi sul serio. Passa un anno, la intervisti di nuovo e ti appare svagata, femminile, seduttiva. Ma quest’ultima volta ho scoperto una nuova Ambra, una di quelle donne dominanti che prendono in mano la situazione, come certe vedove dei tempi di guerra che anziché abbattersi interpretavano tutti i ruoli, mamma, capofamiglia, persino imprenditore: energica, scoppiettante, gran raccontatrice di dettagli inconsueti. Dall’1 dicembre la vedremo all’Eliseo di Roma, diretta da Michele Placido in una delle commedie più celebri del ‘900: “Tradimenti” del premio Nobel Harold Pinter. Con lei Francesco Scianna e Francesco Biscione, gli altri lati del triangolo.

Quest’estate, anche chi non vuole sapere i fatti degli altri è incappato nelle immagini del suo compagno Francesco Renda fotografato con un’altra donna. Come vive questo momento?

Io so quello che sanno tutti gli altri, niente di più. E c’è un risvolto paradossale, persino comico. Chi vive le vicende basandosi sui giornali, dall’esterno, sa già tutto mentre io non so niente: ha già fatto il processo e deciso chi è il colpevole, ha già pianto e affidato i figli. In realtà è assurdo scavare nell’impossibile da sapere, come fanno i giornali. Una cosa è certa: non mi sentirete mai recriminare con frasi tipo “Per lui ho fatto qualsiasi cosa”. Sincerità vuole che dopo aver affermato di aver fatto tutto per qualcun altro, ci si chieda: ma l’ho fatto per me o per lui?

Allora diciamo che undici anni fa si è spostata da Roma a Brescia per se stessa. E per se stessa ha fatto due figli e li sta crescendo. E ora che le vostre vite sentimentali stanno per dividersi cosa farà?

Resto a Brescia. Non so se è la mia casa, ma è giusto continuare qui perché le nostre incertezze non pesino sui bambini. In questo momento devono abitare dove sono cresciuti sinora.

Chi dei due ha deciso di dividere – sentimentalmente parlando – le vostre strade?

Lo abbiamo deciso insieme. Non volevamo che tutto morisse senza che nemmeno ce ne accorgessimo, a forza di fingere che non stesse succedendo niente.

Mi pare di capire che non si tratterà dell’ennesima contesa coniugale a colpi d’accetta, quelle su cui da sempre campano i giornali scandalistici e, per la verità, anche molte personalità dello spettacolo.

Ci sono cose che raccontano le persone, e io non posso improvvisamente trasformarmi in qualcun altro. Non voglio essere rabbiosa né patetica, e vivo quello che sta succedendo come il più grande gesto d’amore che ci siamo regalati, forse il gesto più altruista che siamo stati in grado di fare dopo la nascita dei nostri figli. C’era una ferita sanguinante e io ho deciso di prendere la medicina per curarla. Non so se Francesco sia l’uomo della mia vita, in questo momento non sembra, ma può darsi che un distacco rimetta a posto gli equilibri.

Quali sono le conseguenze dirette dei servizi fotografici che svelano veri o presunti tradimenti?

Le foto innescano un meccanismo di occhiate, imbarazzi, frasi inespresse. Hanno tutti la sensazione di doverti dire qualcosa, e non sanno cosa. È la parte più comica ma anche la più drammatica. Per fortuna io e i miei figli viviamo in un contesto molto umano, dove io non sono “quella delle copertine” e dove esistono rispetto, buon gusto, dignità. E i bambini vengono lasciati in pace.

Un episodio tipico?

Ho parcheggiato l’auto davanti alla scuola dei miei figli. Sul cruscotto c’era un biglietto che mi ha dato un signore di Taranto, uno che fa del bene e si occupa di recuperare ragazzi in difficoltà. L’ho incontrato quest’estate quando con Placido ho letto Medea nella sua città. “La tempesta lascia sempre qualcosa per cominciare. Ti voglio bene”, mi ha scritto. E sotto c’era la sua firma. Hanno fotografato il biglietto e i giornali hanno titolato: “Francesco le chiede perdono con un biglietto. Prove di pace”. Naturalmente avevano già scritto: “Prove di separazione”, e “Crisi nera”. Almeno mi dessero una percentuale su questo business!

Ma con Francesco vi parlate?

Certo, ma non sappiamo cosa dire. Da dentro, mi sembra di vedere “Il segreto”, la telenovela latinoamericana. Lui è Gonzalo e io sono Maria. “Guardalo”, dico a Francesco. “Almeno scopri come va a finire”.

Lei odia strumentalizzare la vita privata per fini promozionali, ma deve riconoscere che stavolta il destino ha deciso per lei. E’ la protagonista di “Tradimenti” di Harold Pinter, due grandi amici e la moglie del primo che da anni è amante del secondo.

Lo so, fa ridere. Dovrei cominciare a cavalcare la vicenda, attaccandomi alle tende, deformando la faccia, drammatizzando. Scherzo: Emma, bulimica di novità, è una donna che cerca continuamente di cogliere le cose che hanno senso. Ma non riesce a separare ciò che la intrappola da ciò che la libera. Anche il marito Robert (Francesco Biscione) e l’amante Jerry (Francesco Scianna) sono avvitati su se stessi. Emma continua a mutare, mentre Jerry pensa di poter rimanere uguale per sempre: tu sei la moglie del mio migliore amico e complice, io amo mia moglie e anche te. Quale situazione migliore per impantanarsi? Ognuno di noi può riconoscersi in questo gioco di infedeltà doppia, un’infedeltà che prima che agli altri lati del triangolo è volta a se stessi.

Ambra, io non l’ho mai vista così piena di vita. Come fa?

È inspiegabile anche per me. Però sono piena di amore per Francesco: un sentimento gigantesco nei confronti di un uomo al quale non sono più costretta a piacere. Un paio di anni fa, in un’epoca insospettabile, ho letto L’amore è tutto: è tutto ciò che so dell’amore, di Michela Marzano. Ho trovato una frase che mi ha ferito ma poi aiutato: “Se esisto solo nel riflesso del suo sguardo, cosa sono quando smetto di guardarmi?”. Mi corrispondeva, purtroppo. È ora che io esista al di là dello sguardo di un uomo.

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