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Sommario

AMBRA ANGIOLINI – Sommario di una vita

febbraio 2012 - Amica - Interviste

Sono vent’anni che Ambra fa notizia senza fare scandalo. Non ricordo di averla mai vista in costume da bagno con un capezzolo sfuggito al reggipetto, non ho idea di dove passi le vacanze, e non credo sia mai stata tacciata di essere l’amante di Boncompagni o di qualche riccastro protettore di fanciulle e tantomeno di calciatori o di avanzi di GF. Ci interessiamo a lei, ai suoi inciampi e ai suoi successi con dedizione e fedeltà perché ci piace tanto la persona quanto il personaggio, e anche perché molte di noi tendono a identificarsi con lei, a vederla piena di un successo che avrebbero potuto raggiungere anche loro se solo… se solo… se solo si fossero impegnate quanto lei. Ambra è una ragazza “media” che è saltata fuori dalla mediocrità combattendo con vigore e determinazione. E allora andiamo a vedere cos’ha Ambra di così medio da renderla speciale, proprio come saremmo anche noi se solo….

Le mani. Magari ai tempi di Non è la RAI non le sapeva muovere, ma oggi quando parla affascina anche per l’armonia da danzatrice degli arti superiori. Usa la voce, sottolineando le parole giuste per dare tono e pepe alle frasi, ma a questa marcatura aggiunge una gestualità puntuale e armonica. Da tener presente per copiarla.

L’umorismo. Ne è ampiamente dotata ed è del genere catastrofico e autofustigante. Al contrario di quelli che lo esercitano sugli altri (il capo del governo, i corrotti, le suocere), Ambra lo declina su di sé, un po’ alla Woody Allen. Fa di se stessa un personaggio-bersaglio in cui tutti ci riconosciamo. Non mi stupirei se in futuro ce la trovassimo autrice di se stessa, sulla scia di Franca Valeri.

Il corpo. Per un po’ si è sentita come gran parte di noi, mai abbastanza alte o pettorute o magre o toniche o atletiche – o tutto insieme. Ma poi ha deciso che voleva un corpo inattaccabile. “Faccio tutti gli sport che mi capitano a tiro, l’unico che non mi annoia mai è la corsa. Ieri ho fatto lezione di yoga dalle 8 del mattino alle 3 del pomeriggio”. Quando si alza alla fine dell’intervista sente male dappertutto. Acido lattico, come capita anche a noi quando ci facciamo prendere dall’entusiasmo del benessere.

Le fasi della vita. Alti e bassi. L’anno scorso la caduta in una zona buia esistenziale, una sorta di crollo nervoso, probabile conseguenza di un eccesso di carichi e incarichi. Ora è pimpante, tonica, allegra, ed è la Casta Diva di Piazza Pulita: “Poteva non notarmi nessuno, visto che sono sono tre minuti in un programma di due ore. E e invece… Lo faccio solo perché mi piace l’idea, non perché dietro ci sia una ragionamento sulla mia carriera. Oggi quello che fa la tua fortuna potrebbe fare anche la tua sfiga, potrebbe tirarti addosso delle rogne. Il momento storico vieterebbe di avere delle opinioni, bisognerebbe allinearsi a non parlare più, altrimenti scattano le polemiche, come se ci fosse una radice marcia da qualche parte. Chiunque ti incontra ti dice: mi raccomando, fatti gli affari tuoi, non parlare di politica, non dire che qualcuno non ti piace, ma nemmeno che ti piace perché poi escludi gli altri, e di’ che quelli con cui hai lavorato sono tutti bravi… Se rispettassimo tutte le restrizioni ci sarebbero solo immagini e più nessuna parola!”.

I capelli. Nuovo taglio, corto, molto donante, sbarazzino. Capelli come stato d’animo, energetici. “Io mi diverto a cambiare immagine per un film, non mi tiro indietro e poi me lo faccio andare bene anche nella vita e convinco gli altri. Ormai a Brescia nel raggio di 5 chilometri da casa non c’è più una coi capelli lunghi, dalla maestra alla catechista li hanno tagliati tutte: sei comodissima, non ti pettini più non spendi soldi per il parrucchiere”.

I figli. Jolanda di sette anni e Leonardo di quattro. “Per stare il più possibile con loro, guido per chilometri e torno a dormire a casa, anche se lavoro lontano. I miei figli mi amano molto: percepiscono la mia fragilità e la accolgono con naturalezza Se piango perché mi devo chiudere in camera? Quando lo faceva mia madre, a me sembrava un cosa enorme: magari si era solo tagliata un dito, ma io non lo sapevo e ci stavo male perché pensavo chissà che. Così, ai miei bambini non nascondo nulla. Loro vogliono sapere, insistono: ‘Ma chi è che ti ha fatto male e come si chiama?’. Alla fine mi fanno ridere e passa tutto”.

Francesco, il compagno cantautore. “Di lui ci sono molte cose che sinceramente non conosco e non voglio conoscere: quando è in giro per il suo lavoro o si relaziona con altri, trovo giusto non esserci troppo. È un uomo molto impegnativo, non ha paura delle debolezze che di solito si attribuiscono alle donne, così andiamo a fasi alterne, e in questo momento sono molto più maschile io di lui. Rispettiamo talmente i nostri spazi che io sono andata a Brescia da lui per la prima volta quando ero già incinta di quattro mesi”.

Brescia. Come mai Ambra si è trasferita a Brescia, visto che a Roma è nata e che è la città dove lavora di più? “è stato un tranello del mio mefistofelico fidanzato. Io sono arrivata con la mia valigetta per partorire e poi mi sono trovata ad abitarci. Francesco ha usato la tecnica che usano le donne quando incastrano gli uomini. È una roba che non mi perdono: vieni che ti presento gli amici, ti porto a vedere il mio bar, questa è mia mamma… e poi mi sono trovata che ormai abitavo lì”. E Ambra ride, con quella sua bocca così seducente.

Nevrosi casalinghe. “Mi piace mettere in ordine e ogni due per tre faccio pulizie maniacali, in cui parto da un giocattolo finito per sbaglio nella nicchia del caminetto e poi apro un armadio e decido di rivoluzionarlo e a quel punto attacco anche i cassetti… sono un po’ maniaca! Quando Francesco torna a casa e vede tutto acceso, le finestre aperte, le ante spalancate capisce che mi è venuto un attacco e per che qualche ora la casa sarà inabitabile”.

La religione. Ambra è credente? “Sono una disordinata religiosa, ma faccio catechismo coi miei figli. Mi piace molto andare alle riunioni: ci sono i catechisti e le vicine di casa. Dai concetti assoluti, tipo devi voler bene al prossimo, alla loro mancata declinazione nella vita quotidiana, questi incontri sono pieni storie ed esperienze, molto meglio di quelle che si fanno sul web!”

Le paure. “Mi resta solo la più fastidiosa, e so già che per liberarmente dovrei rinascere: non mi fido di me, ho paura di non trattenere la mia follia, di non saper contenere il mio desiderio di cambiare”. Se è per questo, Ambra è in compagnia di gran parte di noi.

I compromessi. “Con la crisi del cinema italiano, ormai quando giri un film devi chiudere un occhio. Mentre sei sul set ti arriva un foglietto con la tua battuta modificata: non devi più dire ‘Ho sete’, ma ‘Ho sete di acqua Xxx’. Oppure non dici ‘Devo comprarmi un paio di mutande’, ma ‘Devo comprarmi delle mutande Yyyy’. è un mercato, ma ci adattiamo tutti: sceneggiatori, registi, attori”. Il cosiddetto product placement dilaga, e Ambra ha i tempi comici perfetti per farne la parodia. Peccato, se avessi avuto la prontezza di registrarla col telefonino, a questo punto l’avrei postata su youtube e ve la sareste goduta anche voi.

L’auto. Se ho capito bene, è il rifugio di Ambra, la “stanza tutta per sé” di Virginia Woolf. Brescia è al centro della pianura padana ma lontana da tutti gli aeroporti, e così Ambra va ovunque in macchina. “Ormai dentro ci tengo qualsiasi cosa, dal vestito da sera dell’ultimo minuto, ai calzoni della tuta perché ci può scappare anche di dover andare a correre. E poi migliaia di canzoni, cioccolato fondentissimo, gallette di farro e di riso, frutta …”.

Progetti e sogni. “Io ho solo piccoli sogni realizzabili, perché mi piace che si avverino, non voglio trovarmi nella situazione di aver immaginato di vincere l’Oscar però in realtà sto facendo il cambio degli armadi”. ”

Critiche. “Il web è diventato il territorio del ‘lascia il commento’, e quelli coi nick name ne scrivono di molto offensivi. Se la mattina leggo su internet ‘Ambra ai minimi storici della recitazione, firmato il Cavaliere Nero’, sfogo la mia disperazione col primo che capita, di solito mia madre, o Valentina la mia agente, oppure Francesco. Ma lui mi dice: ‘Se questa giornata deve diventare nera per colpa del Cavaliere nero, temo che tu abbia bisogno di cure’. E io mi tranquillizzo e poi mi incazzo con me stessa, perché ogni volta ci casco. Ci ho messo anni a guadagnarmi una parola gentile dal critico Maurizio Porro del Corriere della Sera, parola che poi pian piano è diventata addirittura incoraggiamento: ‘sempre più brava, sempre meglio’, ma poi se uno del blog Cine-non-so-cosa scrive che dovrei darmi all’ippica, mi viene da piangere!”

Vestiti. Chi l’ha detto che per essere sexy bisogna vestirsi sexy? Partiamo dai piedi: stivaloni pelosi bassi. Risaliamo: strani pantaloni verde bandiera, un po’ alla fachira, di un tessuto leggero che evidenzia i muscoli delle gambe ultratoniche. E poi una dolcevita di maglina nera aderente. Ambra è molto basic e molto sexy.

O grassa o mignotta. Infine il più grande dei luoghi comuni, l’insulto che prima o poi colpisce tutte. “Per offendere una donna chiunque pensa di zittirla dicendo o che è grassa o che è una zoccola. Cercano di spiegarsi il motivo del successo così. Io ho avuto la fase grassa e la fase mignotta, e forse in qualche momento tutte e due. Ah, dimenticavo: c’è anche la variante, che mi è capitata ora che faccio Casta Diva (in televisione sei molto più esposta): ‘Da quando è anoressica non capisce un tubo’.

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