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Sommario

ERICA SARTOGO

gennaio 2015 - Io Donna - Corriere della Sera - Interviste

Se dovessimo dare assegnare un grado di impossibilità, Elica Sartogo starebbe ai piani alti. Otto? Nove? Dieci? Provateci, poi mi direte. Elica è bella, e questa è la prima cosa che si nota incontrandola. Labbra carnose, viso ovale, capelli biondi sciolti sulle spalle in morbide volute, tutto un po’ rinascimentale con un sapore da quadro del Bellini. Elica ha gusto. Seduta su una panchina di Piazza di Siena, all’ombra del più penetrante dei soli romani, indossa una combinazione di elementi molto femminili: l’abitino leggero, il golfino morbido coi volant che quasi le scivola via, le scarpe basse, il tutto in variazioni dell’azzurro che le donano e le appartengono al punto che sembra esserci nata, con quei vestiti. Sin qui l’aspetto. Quando poi arriviamo ai gusti, alle attività, agli svaghi…. be’, se volete conquistare Elica Sartogo, figlia dei celebrati architetti Piero Sartogo e Nathalie Grenon, vi conviene leggere tutta l’intervista e passare poi qualche giorno a documentarvi, sempre che possa bastare per essere all’altezza della sfida.

Elica, cominciamo dal nome. È particolare, come mai i suoi genitori l’hanno scelto?

Scalciavo furiosamente nella pancia di mia mamma, ero dinamica, mostravo un’energia incontenibile. Così, quando sono nata, mio padre che è un appassionato collezionista d’arte, ha pensato che meritassi un nome futurista, Elica, come la figlia di Giacomo Balla.

Ha 25 anni, chi è, come si definirebbe?

Sono laureata in architettura alla Sapienza di Roma con un master in restauro. Sono, soprattutto, una persona creativa.

Diventare architetto è stata una scelta spontanea, o si è sentita in dovere di inserirsi nella scia dei suoi genitori?

Macché dovere. Siamo cinque figli (Domitilla e Pier Francesco, figli di Piero Sartogo e Adriana Giobbe della Bitta; Alina, Elica e Oliva, figlie di Piero e Nathalie Grenon, ndr), e sono l’unica che abbia seguito il tracciato familiare. Da quando ero bambina ho sempre la matita in mano, disegno ogni giorno, eutto quello che è legato all’architettura e all’arte è mio pane quotidiano. E poi, dopo lo Chateaubriand (il liceo francese di Roma, ndr), mio padre mi ha portato alla famosa facoltà di architettura di Mendrisio e invece io, che ho un carattere ribelle e molto forte ho deciso di fare di testa mia. Design industriale a Roma, poi il famoso Central Saint Martins College of Art and Design di Londra, un ambiente straordinariamente creativo e tecnologico, e infine, poiché tengo molto all’Italia e alla sua grandiosa storia dell’architettura, sono tornata a Roma e mi sono laureata in restauro, nel gennaio di quest’anno.

Alcune di queste tappe, Roma, Londra e ritorno, sono state orientate dalla necessità di stare vicino a un amore?

Non mi piace parlare della vita privata, in questo sono un po’ siciliana.

Ma tutte le impossibili ne parlano, non c’è niente di cui vergognarsi. Mi dica almeno se adesso ha un fidanzato.

A me piace che quello che è privato rimanga tale. Nel mio caso sarò impossibile perché non lo dico.

Ci sveli se non altro se la sua privata influisce sulle scelte di lavoro.

Be’, per forza. L’amore prevale su qualsiasi cosa.

Come si vede in futuro?

Mi impegno ogni giorno per migliorare tutti gli aspetti caratteriali e per portare a termine ogni mio progetto.

Ma una famiglia la vorrà?

Di sicuro. È uno dei miei progetti e mi auguro la fortuna di avere dei figli.

Come ha vissuto la sua famiglia allargata?

La adoro. Non dico che sia da mulino bianco ma quasi. Sono stata molto fortunata. Pensi che quando il Papa è venuto a benedire la chiesa del Santo Volto di Gesù progettata dai miei genitori, c’eravamo tutti noi cinque fratelli e anche Adriana, l’ex moglie di mio padre.  E poi avere dei fratelli più grandi, i figli di Adriana, è un grande vantaggio: pensi che ho già dei nipotini.

Lei è credente?

Sì, lo siamo tutti in famiglia. La fede è una delle cose principali che ci uniscono e contraddistinguono.

Quali sono i progetti che la stanno impegnando?

Come architetto, associata allo studio Sartogo dal 2013, ho progettato nel centro di Roma un museo dell’archeologia dove è stata trovata una domus romana dalla meravigliosa pavimentazione a mosaico. Oltre al museo ci sarà una passeggiata archeologica e un ristorante dove si farà una cucina all’insegna delle erbe spontaneee che crescono tra i reperti. Questo progetto era la mia tesi di laurea. Poi sto lavorando sulla pedonalizzazione di via Ripetta. Sempre in collaborazione con archeologi ho progettato un multimedia/knowledge center. E…

Basta, basta. Perdo il filo! Oltre all’architettura si sta dedicando anche ad altre passioni?

Certo. Presto la mia immagine per spettacoli legati al mondo del volontariato. Poi, subito dopo la laurea, mentre passeggiavo a Parigi, alle Tuileries, col mio cane Artemis, ho avuto un’idea legata al mondo dei profumi. E ora sto lavorando con un famoso “naso” francese su un progetto di ricerca olfattivo, legato al disegno urbano. Non posso dirle molto perché le due fragranze naturali che ho studiato usciranno solo a settembre, per Pitti Fragranze. Ho deciso di utilizzare il marchio che era stato creato da mio bisnonno materno, rinomato per le erbe officinali, a Bordeaux. Anche io sono sempre stata appassionata di erbe. Le amiche mi chiamano Miss Erba – nel senso buono, naturalmente! E da cinque anni sono anche IAP, Imprenditore Agricolo Professionale.

Non mi dica che ha qualche altro progetto che non mi ha ancora raccontato…

Certo! Con Ginevra Odescalchi abbiamo creato una collezione, SO, Sartogo Odescalchi, Ogni anno scegliamo un tema. Quest’anno è SO Double Face, l’anno prossimo sarà SO Natural… Sono solo vestiti, il massimo della praticità e della femminilità: dei passepartout che puoi portare sempre, dei classici con una componente di design innovativo. Tutto italiano, anche le sarte. Un progetto di piccola imprenditoria.

Qual è invece l’opera realizzata dai suoi genitori che preferisce?

Sicuramente la chiesa, il Santo Volto di Gesù, a Roma: mette insieme il massimo della contemporaneità, il lavoro con gli artisti, la città che è nel mio cuore, e la cosa che ho mi ha sempre affascinato: il disegno delle cupole delle chiese. Ma amo anche l’Ambasciata italiana di Washington, che ha la classicità del nostro Paese, e dove ogni cosa è disegnata appositamente, dalle maniglie ai tappeti, e i materiali sono tutti italiani.

Mi tolga una curiosità: quante lingue parla?

Italiano, inglese, francese, spagnolo e un po’ di tedesco. Purtroppo non ancora cinese e russo. E ho passaporto italiano, francese e canadese.

Sua madre è francese o canadese?

Tutti e due. Abbiamo casa a Parigi ma ho nonni, zii e cugini in Quebec.

Le è mai venuta voglia di trasferirsi là?

Non potrei mai. Mi piace andarci una volta all’anno, però mi sento italiana, sono legata ai valori del mio Paese, anche a quello della famiglia. E poi io sono marittima, sono un pesce: per me il mare e lo iodio sono fondamentali. Amo soprattutto le isole.

Se potesse comprarsi una casa dove la prenderebbe?

A Roma, se parliamo di una casa di città. Se invece fosse una casa di vacanze… a Capri, a punta Tragara davanti ai Faraglioni. La mattina appena ti svegli vedi i conigli selvatici.

Di solito dove va in vacanza?

Abbiamo una casa nel Chianti, davanti a Siena, a Catignano. È un borgo nel comune di Castelnuovo Berardenga. Lì monto a cavallo, produciamo olio, è pieno delle mie amate erbe, produciamo Chianti classico. Nella rotonda dei cipressi, dove è stata battezzata mia sorella Oliva, hanno girato le scene d’amore con Liv Tyler in Io ballo da sola di Bernardo Bertolucci, che è amico di papà. Mia madre ci ha fatto vivere lì da ragazzine. Voleva che io e le mie sorelle prendessimo l’accento toscano e perdessimo quello romano, e poi le piaceva che ci godessimo la campagna, almeno per una parte della vita. Ah, le vacanze: oltre al Chianti, amo l’Argentario, Ponza, Capri, le Eolie, le Baleari, Cortina, Sankt Moritz, Gstaad.

È sportiva?

Adoro gli sport! Vado a cavallo – cross country -, e poi sci,  vela,  tennis, kitesurfing…

Quando vuole essere seducente come si veste?

Se devo andare a una serata elegante, sicuramente con i tacchi, elegante, ma di giorno mi vesto comoda, oppure professionale. Mi adatto all’occasione, restando sempre me stessa.

Mettiamo che lei incontri l’uomo dei suoi sogni al tavolino di un bar di Capri. Come sarebbe?

Io non ho pregiudizi, sono totalmente aperta, però sono anche molto convinta che l’apparenza non inganni e che il modo in cui ti presenti sia lo specchio di come sei intimamente. Di sicuro noto come è vestito. Può anche avere le Birkenstock, se l’insieme è spontaneo e divertente. Oltre al vestito guardo gli occhi, perché anche dallo sguardo si capiscono tante cose.

Quale è il più bel regalo che ha ricevuto?

È un regalo quando mi occupo di volontariato e scopro che riesco a fare qualcosa di buono per altre donne che magari hanno la mia età e non hanno la mia fortuna. I più grandi regali sono questi risultati concreti.

Ha sofferto per un fallimento? Ha rimpianti?

Sono molta positiva: fallimenti non credo di averne avuti anche perché le cose che non mi sono riuscite me le dimentico e penso ad altro. Non ho nemmeno rimpianti. Sono proiettata nel presente e nel futuro.

Abita sola?

Adesso vivo con i miei, a Roma. La casa è enorme, ho la mia zona separata. Finché non mi sposerò sto bene con loro: abbiamo un perfetto rapporto di indipendenza reciproca. E poi il palazzo dove abito contiene le mie radici: è stato costruito da mio nonno, un avvocato friulano. Lei sa che il mio prozio era Ardito Desio, che organizzò la prima spedizione riuscita sul K2, nel 1954, e che è poi morto a 104 anni?

No, non sapevo di Ardito Desio, e in effetti è inevitabile riconoscere nei modi di Elica i germi della forza di volontà del celebre prozio geologo ed esploratore.

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