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Sommario

JACQUES PERRIN e Les Choristes

febbraio 2005 - Vanity Fair - Interviste

La faccia, a sessantaquattro anni, è ancora quella da adolescente attonito che aveva nel suo primo film italiano, La ragazza con la valigia del ’61, quello dove faceva il fratellino di Claudia Cardinale. Ora è incorniciata da capelli d’un bianco candido, gran sciccheria in questi tempi di uomini impiastrati di tinture. Anche il vestito color corda, la camicia bianca senza cravatta, le belle scarpe, lo caratterizzano con una forma d’eleganza sommessa e naturale. Jacques Perrin, attore, regista, produttore, “uomo orchestra del cinema francese”, è ancora una volta in zona Oscar (dopo quelli vinti come “Miglior film straniero” da Zeta, interpretato e prodotto nel ’68; Bianco e nero a colori, prodotto nel ’76; Nuovo cinema Paradiso, interpretato nell’89): a essere candidato alla statuetta è ora Les Choristes – I ragazzi del coro,nove milioni di spettatori solo in Francia, da Perrin prodotto e interpretato.

“Per la prima volta da quando produco mi ritrovo senza debiti. E prontissimo a rifarne,” dice con entusiasmo mostrando nel suo ufficio parigino un enorme atlante a parete, punteggiato di bigliettini numerati: indicano i luoghi dove verranno effettuate riprese di fondali marini per il suo prossimo impegno come produttore e regista, un film sugli oceani e sui pesci, che gli costerà oltre quaranta milioni di dollari. Sarà il quarto d’una serie di lungometraggi naturalistici (Microcosmos e Il popolo migratore i più noti), ed è l’argomento cui continuamente torna nel corso di un paio d’ore di chiacchierata, qualsiasi cosa gli si chieda.
– Per questo film dovrà passare un paio d’anni in barca. Ama così tanto il mare?
No, però mi stimola l’idea di fare un film di “vigilanza”, che denunci la pesca selvaggia, l’inquinamento, l’assenza di sanzioni efficaci per chi scarica petrolio e materiali tossici. Ma è anche una sfida, un fatto puramente cinematografico: l’idea di mettere a punto un sistema che ci permetta di seguire i pesci nei fondali marini andando alla loro stessa velocità.
– Come per Il popolo migratore.
Infatti: per quel film ho brevettato cinque nuove cineprese che mi permettessero di seguire gli uccelli durante le loro peripezie migratorie. Sono riuscito a far sentire gli spettatori vicino alla loro anatomia di volo. Lo stesso faremo con i pesci. Saranno riprese straordinarie, che faranno sentire partecipi della tridimensionalità come la vivono i pesci.
– Vedo che farete riprese anche nella zona devastata dallo tsunami. Pensa che troverà i fondali sconvolti?
Dentro il mare, in profondità, non è successo nulla. Diversamente dalla fortezza del Deserto dei tartari, a Bam, in Iran: il terremoto del dicembre 2003 l’ha distrutta. Qualche mese fa mi è capitato di rivedere quel film, uno dei primi che abbia prodotto e interpretato, e mi ha fatto un’impressione tremenda pensare a come si sia sbriciolata in un momento quella cittadella che resisteva dai tempi di Marco Polo.
– Lei parla quasi solo dei suoi film naturalistici. Li preferisce agli altri?
Quando si fa un film come Le Choristes si prepara una sceneggiatura, ci si lavora un po’, e alla fine si decide che va bene. A quel punto è come se il film fosse già fatto. Sì, bisogna trovare gli attori e il regista, ma non è un lavoro che dia molte sorprese. Quando invece si fa un film naturalistico, si possono anche scrivere mille pagine ma già il primo giorno di riprese non c’è più nulla di sicuro: tutto quello che abbiamo immaginato cambia. A fare il film è la natura, non certo il produttore.
– Sembra vedersi più come produttore che come attore.
La recitazione è un mestiere passivo, e l’attore è una persona costantemente preoccupata di sé, condiscendente con le proprie ansie. Quand’ero giovane non volevo vivere in attesa di una telefonata come capita agli attori. Forse non avevo sufficiente passione per il mestiere. Invece tutti i film che ho fatto come produttore mi hanno veramente appassionato: si può passare la serata a parlare del soggetto, ci si ingegna a risolvere le difficoltà, e scovare soluzioni. Mi piace cambiare mondo per ogni film, scoprire nuove attitudini. Io non sapevo nulla di insetti, o della guerra d’Algeria, o del mare: ogni volta imparo cose nuove. Non ho studiato, ho fatto solo qualche mese di scuola di recitazione, e realizzando questi documentari entro in contatto con scienziati e studiosi che a scuola non avrei mai conosciuto. E poi per me la produzione non è un mestiere bensì un modo di vivere.
– Con quale regista le piacerebbe lavorare?
Per me il regista non ha nessuna importanza, può anche essere uno che mi illude riempiendomi la testa di stronzate. La cosa importante è la forza del soggetto. A quel punto bisogna scegliere qualcuno che si identifichi con il soggetto, che sia il miglior servitore per realizzare quell’idea.
– E invece ci sono attori o attrici che vorrebbe in un suo film?
I mie attori preferiti sono scomparsi. Mastroianni, il più grande, e Gassman, che ho fatto lavorare qualche anno fa. Riguardo alle attrici mi piaceva tanto la Cardinale, ma tra quelle di adesso non saprei. Le attrici… be’, devo ammettere che mi vengono in mente molte più specie di uccelli che attrici.
– Mi auguro che non ne abbia sposata una. Non sarebbe molto contenta!
No, infatti. Né fidanzate né mogli attrici. Mi sono sposato due volte, e la mia attuale moglie, con cui ho due figli piccoli, è produttrice come me. E il figlio che ho avuto dalla prima moglie sta per dirigere e produrre un suo film dopo aver anche lui iniziato come attore.
– Oltre al film sugli oceani, ha qualche altro progetto?
Lei è italiana: mi domando sempre come facciate a sopportare Berlusconi. Quando presiedeva la Comunità europea, in Francia continuavamo a chiedercelo. Possibile che nessun Michael Moore abbia pensato a fare un bel documentario su di lui? Cosa fa Nanni Moretti? Ecco, mi piacerebbe realizzarlo io. Ma se vengo in Italia e chiedo alla Rai un po’ di materiale filmato, lei pensa che riuscirò a ottenerlo?
– Be’, se vuole farlo è meglio che ci pensi subito. Tra un anno potrebbe già essere un film sorpassato: ci saranno le elezioni, e magari le vincerà Prodi.
Impossibile. Veltroni vincerebbe senz’altro, ma Prodi, me lo lasci dire… no, no. Impossibile.
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