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Sommario

MARICA PELLEGRINELLI

gennaio 2013 - Amica - Interviste

Se fossi nata e cresciuta bella, anzi meravigliosa, come Marica Pellegrinelli, la mia vita sarebbe stata migliore? Domanda legittima, e anche spontanea, che chissà quante donne si pongono incontrandola e standole vicino. Me la sono posta anch’io, mentre la ascoltavo raccontarsi. Anzi: l’ho raddoppiata. Se fossi nata altrettanto spettacolare, e con un carattere così determinato, con un simile senso del dovere, dove diavolo sarei arrivata?

Benché Marica durante il nostro incontro fosse vestita in modo da mimetizzarsi il più possibile tra noi comuni esseri imperfetti – jeans a zampa, scarpe basse stringate, maglietta e golfino – la grazia dei suoi gesti, il collo da cigno esaltato dalla coda alta, il viso perfetto senza ombra di trucco, le mani e i polsi lunghissimi, davano un’idea di leggerezza atomica e di eleganza spontanea, da farfalla. Per giunta, dialogando si scopre che la ventiquattrenne modella, attrice, mamma di una bambina di sedici mesi e compagna di Eros Ramazzotti possiede una vigorosa e non comune coscienza dei propri obiettivi. Tra cui quello di migliorarsi, in tutto.

Ma ecco le principali tappe della sua costruzione di sé, come la ventiquattrenne Marica me le ha raccontate.

 

Partire col piede giusto.

“Mia madre custodisce ancora i bavaglini col nome Silvia. Era il mio nome, quando stavo per nascere. Poi con papà hanno deciso di trasferirsi in un altro paese della provincia di Bergamo, a Gorlago, noto per la pronuncia aspirata. Sarei diventata una HHHilvia. Così, all’ultimo momento, mi ha cambiato nome. Marìca. Con l’accento sulla i. Ho scoperto che in Spagna vuol dire ‘frocio’. A Eros, quando ci andiamo, dico sempre di chiamarmi Maria Enrica o Maria.

“Ero molto bella anche da bambina e ho iniziato subito a fare la pubblicità. Ho anche giocato 10 anni a pallavolo. Quando facevo le trasferte mi fermavano continuamente per dirmi ‘ma perché non fai la modella?’.

“Sono cresciuta in fretta perché ero la primogenita di tre figli. Da adolescente ho sofferto perché le mie coetanee mi tenevano alla larga: mi sentivo rifiutata perché ero bella e brava a pallavolo, e così mi sono creata amicizie con persone più grandi, adulte.

“Ho smesso subito di credere ai voti: una volta, a disegno geometrico, dovevamo fare la rotonda del Palladio; mi sono messa d’impegno ma ho fatto un errore creando una simmetria che non c’era, così ho scartato il disegno e ne ho fatto un altro, perfetto. L’ho ancora, dai miei. Una mia compagna che non riusciva, mi ha chiesto se le cedevo il disegno scartato. Alla fine io ho preso 7+, col disegno perfetto, fedele all’asimmetria della rotonda, la mia amica 8 e mezzo. Da lì ho capito che nei voti e nei risultati non c’è verità.

“Ho tanti amici che si confidano, ma io faccio fatica a raccontare i miei problemi. Di fatto non li racconto quasi neanche a me stessa. Comunque guardo sempre la parte positiva, e poi, da quando c’è mia figlia, è talmente bello!”

 

Studiare

“Dalla terza media ho sempre lavorato e studiato contemporaneamente. Adoro i romanzi storici e a 14 anni avevo già letto tutto Ken Follett e Wilbur Smith: mia madre si arrabbiava perché temeva che leggendoli non avrei studiato abbastanza. Ma sono sempre stata brava a scuola. Ho avuto la fortuna di avere un professore di lettere e storia che ci ha fatto fare un percorso letterario favoloso: indimenticabili le Lezioni americane di Calvino col tema della leggerezza e Le città invisibili.

“Dopo la maturità ho iniziato a lavorare moltissimo a Monaco di Baviera, come modella. Guadagnavo bene, ma spendevo quasi tutto in corsi di recitazione, di training autogeno, di dizione. Se non mi senti l’accento bergamasco è perché mi sono impegnata a cancellarlo, ma torna subito quando vado a casa dai miei per un paio giorni!

“Fare la modella è stato un gradino per arrivare a fare l’attrice. Ho sempre voluto recitare, sin da bambina. Sono lavori che hanno una radice comune: entrambi richiedono studio, disciplina, sport, cura di sé, attitudine all’interpretazione, personalità.

“Sinora ho fatto una piccola parte in La cena per farli conoscere, in Somewhere di Sofia Coppola e in La versione di Barney di Richard Lewis. Tra i registi con cui mi piacerebbe lavorare c’è Ferzan Özpetek. E poi ho un sogno: tra vent’anni, quando forse avrò più tempo, vorrei iscrivermi all’Accademia di Brera.”

 

Piacersi

“Ai tempi del liceo, facevo solo lavori in cui non dovessi sorridere, perché avevo l’apparecchio. Allora usavano le modelle tristi. Sfilare era ideale!

“Ho una quarta naturale e il sedere tondo, ma non mi piace esibirli. Se sfilo per un marchio di intimo va bene, altrimenti starei sempre coperta, chiusa, coi pantacollant e qualcosa di lungo e coprente sopra. Non uso tacchi (non ne ho bisogno!), se non in occasioni particolari, non mi piace truccarmi e detesto andare dal parrucchiere. Quando mi faccio tagliare i capelli scappo prima che mi facciano la piega.

“Una cosa che mi diverte moltissimo è ballare. Prima di Eros andavo in discoteca almeno tre volte alla settimana: al Bar 25 di Berlino, alle Sensation White, al Capogiro di Bergamo…”

 

Amare

“I miei hanno festeggiato i venticinque anni di matrimonio e i nonni i cinquanta. A giugno saranno quattro anni che Eros e io siamo insieme, e naturalmente vorrei che fosse per sempre.  Nella mia esperienza ci sono solo famiglie unite e che si amano per sempre.

“Con Eros è iniziata così: ero appena arrivata Monaco di Baviera per un lavoro ben pagato, e il giorno dopo dovevo andare a Parigi, sempre per lavoro. Mi chiama la mia agente e mi dice: ‘Marica, siediti, ti devo dire una cosa. Devi tornare subito a Milano per premiare Eros Ramazzotti ai Wind Music Awards. Doveva esserci Monica Bellucci ma all’ultimo momento non ha potuto’. Ho chiesto quanto pagavano: ‘Solo le spese’. Allora ho detto che non mi interessava Ma la mia agente mi ha detto che mi aveva scelto proprio Ramazzotti, volevano non una valletta ma una giovane attrice, e che Dolce & Gabbana avevano già pensato al vestito per me e forse me lo avrebbero addirittura regalato. Be’, ho accettato per loro. La moda mi piace molto e Dolce & Gabbana più di tutti. Ho chiamato mio padre, che mi ha consigliato di leggere la biografia di Ramazzotti su Wikipedia: ‘Non puoi premiare una persona così famosa senza saperne quasi niente’. A me piacevano i Rolling Stones, gli Iron Maiden, i Doors. Quando Eros mi ha chiesto il numero di telefono gli ho detto che non lo ricordavo (era vero: l’avevo appena cambiato), e non ho nemmeno accettato che mi accompagnasse in albergo. Però da quella sera non mi ha più dato tregua: si è innamorato prima lui di me. Comunque ora, anche se non conosco a memoria tutte le sue canzoni (sono troppe!) lo apprezzo tanto: è un grande professionista, chiama a collaborare artisti e tecnici internazionali, segue tutto da zero, investe senza risparmio, i suoi concerti sono costosissimi ma lui preferisce guadagnare meno e proporsi al meglio”.

 

Mamma

“Raffaela ha sedici mesi ed è vivacissima e decisamente precoce. Canta, corre già, gioca a pallone.

Vorrei altri bambini, ma non adesso. Il primo l’ho fatto subito, è stato un regalo a Eros che ha venticinque anni più di me e dunque aveva più fretta: io avrei potuto divertirmi e impegnarmi nel lavoro ancora per qualche anno. Perché sai, con Rafaela io non delego, non la lascio in mano alle babysitter. Voglio crescere mia figlia nel migliore dei modi possibile, standole sempre vicino. Di sera e di notte non ho una tata: mi sono sempre alzata io, e continuo a farlo.”

 

Concentrarsi

“Il futuro è la specializzazione, non bisogna essere tuttologi. Voglio fare l’attrice e preferisco dedicarmi a quello. In passato ho fatto Markette con Piero Chiambretti. Solo tre sere la settimana, ma ho patito moltissimo. Ero un pesce fuor d’acqua, sono troppo bigotta per poter fare l’appariscente ogni sera in tivù. Da allora ho detto tanti no ai lavori televisivi. Sono nata per fare l’attrice. E poi sono nata per fare la madre”.

 

Sensi di colpa e senso del dovere

“Durante la gravidanza ho preso di lezioni di piano. E suono il flauto. Sono iscritta alla facoltà di Beni Culturali, ma ho smesso di dare esami. Il lavoro, gli stage, la bambina: ho una vita che non mi lascia il tempo di applicarmi allo studio. Non essermi laureata è il mio fallimento. Mi sento in colpa con mio padre, che ci teneva tanto, e se ci penso mi viene da piangere. Ma voglio arrivarci, voglio laurearmi per mio papà. Sono sicura che posso ancora giocarmela”.

 

Essere leggere

“Peso 56 chili e sono alta 1,79. Prima di Rafaela avevo tre chili in più, e facevo più sport. Ma poi ho allattato e mia figlia ha sofferto di coliche e di notte mi sono alzata (e mi alzo) così tante volte che se vado anche solo in piscina dimagrisco troppo. Mi trovi perfetta? Grazie. Del resto non mi sono mai sentita una spanna sopra gli altri, forse perché mia madre mi diceva che avevo il naso con l’attaccatura troppo larga e persino le gambe grosse!”

 

Essere famose

“Ho molto rispetto di Eros. Dato che il suo nome è sempre stato sfruttato da tutti, io non voglio farlo. Perché magari non ce ne rendiamo conto ma è conosciuto ovunque, ha venduto 70 milioni di dischi! Obiettivamente è quasi impossibile non far pesare il suo nome, però ci provo e credo che lui lo apprezzi molto. Qualsiasi lavoro mi propongano, ne discutiamo insieme. Non voglio che sfruttino il nome di Eros accostandolo al mio. Essere la fidanzata di Ramazzotti mi ha reso ‘commerciale’: ho rifiutato i film di Natale già prima di Eros, ma adesso devo stare attenta per tutelare anche lui. E poi non amo la pubblicità delle fotografie finto-rubate. Porta popolarità, soldi, ma non è quello che cerco nella vita. Alle Maldive non ci vado più, a Miami ho accompagnato Eros ma ho lasciato mia figlia ai miei genitori (non voglio che venga fotografata), non faccio come molti che accettano vacanze pagate in cambio delle fotografie in costume da bagno. Conosco persone che vivono come le descrivono i giornali, non sanno più la verità su se stesse, l’hanno persa rimanendo vittima di questi giochetti. Essere famosi non è facile: ti riempiono di regali, cercano di portarti la borsa, credi che sia tutta amicizia e invece è uno scambio, a tuo svantaggio.”

 

Ordine e pulizia e pasta al forno

“Mi piace molto mettere in ordine. Apro i cassetti e gli armadi, li svuoto, li pulisco.  e rimetto a posto. Mi piace l’odore di alcool, e sto molto attenta alla scelta dei detersivi. Mi piace il frigo ordinato, e oltre a questo adoro tutti i lavori di casa, e soprattutto cucinare i primi da forno, come le lasagne, ma faccio anche dolci; per esempio l’altro giorno ho fatto una sacher buonissima.

“Mi chiedi se ho tanti vestiti? No, è Eros che ne ha molti. Io ne ricevo tanti dai vari brand perché li indossi, e mi sembra scortese nei loro confronti essere magari fotografata con quelli della stagione precedente. Così ogni anno li regalo a una rete di amiche che hanno la mia stessa taglia.

“Comunque, tornando alla gestione della casa, sono una che mangia e riordina subito. Non lascio le cose in giro per chi verrà a pulire, e cucino io tutti i pasti, anche quelli della bambina. Non delego e sono una specie di maestrina, come mia mamma”.

 

Vita di coppia

“Se mi pesa la passata vita sentimentale di Eros? Sì, ma solo la parte mediatica, non quella vera. Mi pesa quando le persone fanno domande credendo di sapere, ma quella che conoscono è una realtà distorta.

Per il resto, la mia esperienza dell’amore è stata sempre felice e i miei ex fidanzati non mi hanno mai deluso, quindi ho fiducia in Eros. E poi, sai, a me sembra di essere più vissuta di lui, che ha passato la vita a rincorrere canzoni, tour, aerei ed è diventato subito un numero uno.  Quando è in tour non può uscire e prendere freddo, perché se si ammala o si fa male, si ferma tutta la macchina organizzativa incentrata su di lui. Qualche volta lo seguo ai concerti, però deve fare una vita come un atleta prima della gara. Se vado, sono quasi di peso. E capita anche quando sono io che sto lavorando. Diciamo che sul lavoro la coppia è di troppo. Mi chiedi se ci sposeremo? Lui continua a propormelo. Ma tutte le volte che leggo sui giornali che abbiamo deciso di farlo, mi passa la voglia. Mi sento derubata. Però, certo, verrà il momento.”.

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