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Beata solitudine

Immaginate una donna con la pelle abbronzata e liscia come il guscio di una nocciola, con un’aria da ragazzina impertinente che un giorno sboccerà, e che invece ha già vissuto, assaggiato, intrapreso, e per qualche giorno ha solo voglia di godere del mondo nei suoi aspetti migliori, in solitudine. Solitudine poi relativa. Perché questa trentenne-ragazzina è ancorata con la sua barchina da pescatore in una caletta dalle parti di Mazara del Vallo, e con lei ci sono un romanzo (Belgravia di Julian Fellowes), focacce al pomodoro e rosmarino, e una borsa frigo che contiene una bottiglia di vino bianco di Selinunte. A voi sembra infelice? Vi pare una persona cui manchi qualcosa mentre, tra un tuffo e l’altro, tra un capitolo e l’altro, tra un bicchiere di vino e un boccone di focaccia, passa la sua giornata in solitudine?

“Non pensi che sia lesbica?” mi domanda un amico comune quando viene a sapere (da lei) di quanto si goda le giornate solitarie in mezzo al mare. “No, è solo ferita dagli uomini”, sostiene un altro appena lei se ne va. E ognuno aggiunge possibili deragliamenti e disgrazie che avrebbero determinato la sequela di ore solitarie passate sulla barchetta. Uno spreco, un malessere, secondo loro.

Però quello che volevo dirvi è che l’estate scorsa, in una spiaggia semideserta di Capo Vaticano (440 gradini, per raggiungerla), vedevo arrivare ogni mattina un uomo solo. Trent’anni all’incirca, corporatura da statua greca e volto virile perfetto, con qualche spigolosità. Aveva con sé una canna da pesca, un secchio per i pesci, un piccolo ombrellone, un paio di settimanali d’informazione. Restava ore e ore. Non telefonava e non guardava le poche persone che di tanto in tanto arrivavano dal mare o dalla scalinata. Naturalmente ero incuriosita: chi sarà mai? Da dove verrà? Perché è solo? Il bello è che né io né gli amici maschi con cui ne parlavo abbiamo mai pensato che fosse gay (ma perché, poi?) o triste per un amore infelice, o con qualche gravo inciampo psicologico. Se mai, la solitudine gli aggiungeva un tocco di fascino, faceva pensare che avesse un ricco mondo interiore.

Ah, quanto c’è ancora da fare in termini di parità, ho pensato con sollievo. È bello smontare pregiudizi, convincere chi non conosce questa forma di benessere femminile, mi sono detta mentre sorseggiavo in solitudine lo stesso vino della mia amica e mi tuffavo nel primo capitolo di Belgravia.

Pubblicato l’8 ottobre 2016

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