Autore: Giuliana Ponzio
Titolo: Crimini segreti
Editore: Dalai Editore
Anno di pubblicazione: 2004
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Sommario

GIULIANA PONZIO – Crimini segreti

marzo 2004 - Il Sole 24 Ore - Domenica - Recensioni

Camilleri docet: nella bella puntata del “Montalbano” televisivo della scorsa domenica – sconfitta negli ascolti dal lacrimoso e stucchevole “Elisa di Rivombrosa” – c’è una donna che spiega al Commissario come mai abbia chiesto aiuto quando il marito la picchiava, salvo poi, spaventata, rimangiarsi la richiesta.
“Perché non è scappata?”, “Pirchì gli vogliu beni”. E ancora: “Se Pepè lo veniva a sapere, che io avevo spiato autto per liberarmi di lui, capace che…” “… sarebbe tornato a picchiarla?” “Nonsi, commissario. Che mi avrebbe lasciata”. In poche e asciutte battute, Camilleri tratteggia efficacemente la psicologia del genere di donna votata a subire maltrattamenti, in silenzio e per anni.
Ma anche James Ellroy non scherza, quando, nel celebre memoir “I miei luoghi oscuri” (in cui racconta l’omicidio della madre), spiega i caposaldi della violenza tra sessi: “Gli uomini uccidono le donne per resa. Quella stronza non gli voleva fare un bocchino o non gli voleva dare i soldi. Quella stronza aveva bruciato la bistecca. Quella stronza si era incazzata quando lui aveva dato una toccatina alla figlia dodicenne. Gli uomini mica uccidono le donne perché sistematicamente maltrattati dal genere femminile. Le donne uccidono gli uomini perché gli uomini le fottono rigorosamente e persistentemente”.
Sicilia o California che sia, le donne continuano a subire violenze fisiche o anche “solo” psicologiche – di vero e proprio plagio – nell’ambito famigliare. E continuano a ritenere che i maltrattamenti siano dovuti a proprie colpe, a proprie inadeguatezze, restando quindi zitte per anni e cercando di nascondere il nascondibile prima di ricorrere, piene di incertezze e ripensamenti, a qualche struttura che le aiuti. Giuliana Ponzio, in seguito a una lunga esperienza maturata in case-rifugio e in centri che si occupano di questo tipo di problemi , ha raccolto in “Crimini segreti. Maltrattamento e violenza alle donne nella relazione di coppia” (Baldini Castoldi Dalai, 13 euro) una summa di situazioni che ricorrono nelle relazioni il cui unico collante sia rimasta la violenza del capofamiglia. E illustra, nella seconda parte del saggio, una serie di metodi e strategie di intervento per aiutare le donne e i loro figli a liberarsi da simili legami famigliari, correndo meno rischi possibile.
Si tratta di un testo molto interessante e scritto con scorrevolezza, anche se – per chi non fosse uno specialista – i più efficaci veicoli di informazioni e psicologie rimangono i romanzi, che spiegano e illustrano senza gravami didascalici. In materia di pressione psicologica su soggetto femminile debole, per esempio, ritengo esemplare il romanzo breve “Graziella” di Ercole Patti (da cui nel ’73 fu tratto il film “La seduzione”), dov’è tratteggiato con grande maestria il contorto percorso mentale di una vedova che, pur di non rimanere sola, si rassegna a condividere il proprio uomo con la figlia quattordicenne.
Laddove la buona narrativa sa svelare i meccanismi più segreti della psiche, il saggio di Giuliana Ponzio è piuttosto all’insegna di un lodevole “spirito di servizio”: rivolto a chi lavora nel campo del sostegno psicologico alle donne maltrattate, riesce al tempo stesso a risultare utile per chi si trovi nella situazione di subire maltrattamenti e non sappia con che metro valutarli. Leggendo, infatti, scopriamo che le donne che si rivolgono a strutture “di aiuto” tendono a minimizzare le violenze vissute: temono di far perder tempo sottoponendo il proprio caso, e così di sottrarre attenzione a chissà quali altri e ben più gravi casi.
Uno dei capitoli del saggio è dedicato allo stalking, termine tecnico che definisce il tipo di violenza persecutoria che si genera in seguito alle separazioni. Un fenomeno che, ai lettori di cronaca nera, appare in crescita: molti mariti o padri non si rassegnano alla rottura del nucleo famigliare, e la loro inclinazione violenta si acuisce quando la vittima cerca di sottrarsi.

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