Autore: Jeanne Hersch
Titolo: Primo amore
Editore: Dalai Editore
Anno di pubblicazione: 2005
Prezzo: €12,00
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Sommario

JEANNE HERSCH – Primo amore

aprile 2005 - Il Sole 24 Ore - Domenica - Recensioni

Quando ti consigliano un romanzo, lo apri con un certo timore, preoccupato che non ti piaccia. Se poi ti convince, sviluppi un doppio entusiasmo: per il romanzo – e già pensi a chi lo regalerai – e per chi ti ha saputo così ben consigliare. A me è appena successo con Primo amore di Jeanne Hersch, filosofa svizzera ed ebrea morta novantenne nel 2000. Unica opera narrativa in una carriera di ricerca filosofica (la Hersh è stata compagna di studi di Hannah Aarendt, e studiosa di Henry Bergson e Karl Jaspers), Primo amore fu scritto nel ’42, in piena guerra mondiale. Non è tanto un romanzo autobiografico quanto una somma di intuizioni psicologiche, la descrizione delle fasi emotive e sentimentali di uno strappo, di quella lacerazione che ci toglie bruscamente dalla vita semplificata degli affetti famigliari e ci consegna per sempre al mondo tormentoso della passione: la storia di come nasce e finisce, senza in realtà mai finire, il primo amore di una ragazza. Un tragitto ripercorso da quella stessa ragazza, ormai divenuta sposa di un altro uomo e in attesa di dargli un figlio, che ne fa un diario e lo indirizza al marito al fronte. Crudele? No, l’assunto è che non bisogna chiudere in un cassetto i proprio ricordi, perché ciascuno di noi è il risultato dei sentimenti vissuti che continuano ad abitarlo.
Il racconto di questa educazione sentimentale è spesso illuminante, e aiuta a riflettere sull’irripetibile e presto consumata magia della felicità amorosa. Il tutto è descritto con una lingua letteraria ed estetizzante mai fine a se stessa, perfetta per il racconto di un amore fatto solo di sguardi e di pensieri eppure forte come e più di un amore vissuto fisicamente. Una prosa inimitabile, ché oggi farebbe senso un autore con uno stile simile, così come farebbe senso un amore come quello che tale prosa racconta, vissuto in modo silenzioso e paziente, senza ribellioni ai divieti dei genitori, nella fatale attesa di una sua illusoria realizzazione. Eppure in queste pagine c’è la forza trascinante dei libri destinati a rimanere, libri che non vorresti scritti con un linguaggio e uno svolgimento diverso, perché portatori di un’universalità di sensazioni palpitanti e riconoscibili anche per chi vive i nostri tempi intessuti d’urgenze, tempi in cui le cose non consumate non t’aspettano, si perdono in fretta.
I capitoli sono densi e brevi, e il libro si fa leggere in un fiato. Raffinate, quasi in prosa poetica, molte descrizioni metereologico-umorali, e mirabile la secchezza folgorante di alcuni snodi della presa di coscienza della protagonista. Sentite che con che abilità è descritto il momento in cui la sedicenne, trepidante e non ancora consapevole d’essersi innamorata, chiede alla madre di poter fare una gita in montagna con un quarantenne conosciuto da poco, uomo che tutti i bambini chiamano Pierre. «“Pierre? Quale Pierre?”. La voce di mamma era gentilmente sorpresa, priva di ostilità. Capii che nel mondo di mamma Pierre non esisteva, che era necessario aggiungere il cognome. Ma allora bisognava dire “Signore”. Lo feci con fastidio, mi sembrava di mentire.»
Questo libro piacerà anche agli uomini? Me lo sono chiesto, e mi auguro di sì. Il tema è quello di un innamoramento pudico, ma in mezzo c’è la descrizione quasi fotografica e senza tempo di ciò che passa nel cuore di un’adolescente. E’ un libro per persone sensibili, che narra l’eternità di un sentimento facendone un archetipo, e dà forma di romanzo – tra l’altro avvincente – a una sostanza filosofico-psicologica. Un tema suggestivo, che dovrebbe toccare le corde di chiunque.
Jeanne Hersch, Primo amore. Baldini Castoldi Dalai, pagg. 145, euro 13,60

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