Indirizzo: Via Michelangelo Buonarroti, 12, 37067 - Valeggio Sul Mincio (VR)
Sito web: http://www.anticalocandamincio.it/
Prezzi: €50
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Sommario

Valeggio sul Mincio (VR) – Antica Locanda Mincio

luglio 2010 - Il Sole 24 ore - Domenica - Ristoranti Veneto
Ogni volta che il paese viene citato, si finisce per pronunciare la parola “tortellini”: il ristorante migliore dove mangiarli (ogni purista ha una propria teoria), il negozio ideale per farne incetta (si conservano nel freezer), la signora che tira la sfoglia più sottile delle altre e li vende sottobanco a un manipolo di adepti. Questo luogo, il regno del tortellino di carne, è Valeggio sul Mincio, a pochi chilometri dal lago di Garda, sul confine tra Veneto e Lombardia. A Valeggio c’è un parco molto visitato (Parco Giardino Sigurtà), ci sono i resti di un castello scaligero e soprattutto di un ponte-diga visconteo dalle cortine merlate, ci passa una ciclabile lunga 45 chilometri che costeggia le alzaie del fiume da Mantova a Peschiera. C’è persino il festival “Tortellini e dintorni” (3-5 settembre) e una sagra che a metà giugno apparecchia 600 metri di tavolata su ciascun lato del ponte e serve tortellini a più di 3000 persone. Tortellini la cui caratteristica è nella pasta molto sottile, che non va cotta al dente ma dev’essere morbida anche sulle giunture, con un sapido ripieno di carni bianche e rosse e grana padano; serviti in “sorbir” (cioè in brodo) o asciutti al burro e salvia.
L’Antica Locanda Mincio, uno dei Locali storici d’Italia, si trova a Borghetto, contrada medievale di poche case circondate dall’acqua del fiume (alcune sono mulini) e prospicienti il ponte. La Locanda, vecchia stazione di posta, da un secolo trattoria gestita dalla stessa famiglia, è una delle attrazioni del luogo. Il proprietario è allampanato e ha il pizzetto di certi nobili in prima fila nella II Guerra d’Indipendenza; la sala è affrescata con scene in costume e ogni ambiente ha un grande camino scenografico; sul lungo tavolo della cucina, alla sinistra dell’ingresso, si vedono al lavoro donne che stendono la pasta e confezionano tagliatelle e tortellini di carne e di zucca. Nel menu anche pasta e fagioli, luccio in salsa con polenta integrale, lingua salmistrata, lumache, anguilla, capretto, faraona: i caposaldi della cucina mantovana declinati alla veneta, su toni più delicati. Si beve Garganega, vitigno di uve bianche locali, oppure il classico Custoza bianco. D’estate si mangia romanticamente all’aperto, sotto le fronde di grandi tigli, sul bordo del fiume il cui flusso velocissimo, con gran complicazioni di mulinelli, fa girare la testa al solo guardarlo. L’unica cosa cattiva è il pane, cartonato e gommoso al contempo. Finisce che ci si mette a buttare le immangiabili pagnotte nel fiume, usandole come riferimento per calcolarne la velocità al metro. E si spera che servano a pasturare i lucci e non gli invadenti siluri che ormai lo colonizzano.
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