Indirizzo: Via Privata Raimondo Montecuccoli, 6, 20147 - Milano
Sito web: http://www.aimoenadia.com/
Prezzi: €70
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Sommario

Milano – IlLuogo Aimo e Nadia

ottobre 2012 - Il Sole 24 Ore - Domenica - Lombardia Ristoranti

L’Altro-luogo di Aimo e Nadia, è in Piazza della Repubblica, al piano-giardino dell’hotel Duca di Milano – albergo che, accanto al Principe di Savoia, sembrerebbe quello brutto, e invece vanta una facciata di Aldo Rossi. Bisognerà prenotare? Cerchi il numero di telefono sul sito Internet del ristorante; da un’operazione di solito assai rapida, nasce invece un inatteso percorso a ostacoli – sintattici, filosofici, di arte e scienza – che lascia annichiliti. Dopo venti minuti di su e giù, di clicca a destra e a manca, dimentico ormai del tuo appetito sano e naturale, ti trovi irretito in un percorso di pittura più informe che informale, e in una sovraesposizione straniante, da teatro dell’assurdo, di concetti quanto mai astrusi: “Asistema in-Assenza”, cioè, secondo la spiegazione di certo Massimo Ferrari, “manca un piano alla realtà che solitamente viviamo: lo abbiamo chiamato Assenza. Una rete astratta e a-complessa alla base di un nuovo sapere: un intero universo bucato nel mezzo (a mo’ di curiosa ciambella)”. Tutto chiaro? Mah! Che c’entra quest’arzigogolio da intelligentoni col metter qualcosa sotto i denti? Tentiamo un’interpretazione: Aimo e Nadia Moroni sono proprietari e gestori di uno dei più rinomati e stellati ristoranti italiani. Qualche anno fa, per estrosità finora inespressa, o forse per assecondare i gusti della figlia, affidano la progettazione e il restyling del proprio ristorante a Massimo Ferrari, uno che nel suo curriculum allegato al sito di Aimo e Nadia si presenta come artista e scienziato e musicista, medico, insegnante di seminari sull’in-Assenza, filosofo e scrittore di teatro e narrativa e poemi. I due, sempre più convinti, decidono di aprire un nuovo ristorante per la figlia Stefania e lo riaffidano al Ferrari che “progetta nel modo artistico-scientifico secondo il metodo del raddoppio in-Assenza l’Altro Luogo”. Un vero prodigio, un novello Leonardo, che però fa venire in mente fenomeni più recenti, qualcosa a metà tra Massimo Fagioli e Armando Verdiglione. Tuttavia nel mondo degli oroscopi forniti col telegiornale è superfluo sconcertarsi, e così mi decido a fare anche quest’esperienza. “C’è bisogno di prenotare?”, m’informo. “No, stasera niente gruppi”. E infatti l’Altro-luogo soffre un po’ di in-Assenza. Alle 9 e 15 sono l’unica cliente, in una sala dall’eleganza newyorkese, probabilmente quella cui aspirava il ristorante Cracco-Peck, che invece ha creato nel sottosuolo un simil show room Gucci. Tavoli ben distanziati, bellissime sedie-poltrona, e facciata in vetro rivolta alla veranda e alle piante del giardino di fronte. Gli interni sono impeccabili: l’illuminazione è tenue ma permette di leggere il menu e guardare cosa ti mettono nel piatto; la boiserie giocata sui toni dell’argento e del marrone è assai elegante. In questo stile classico e senza fronzoli, rassicurante, dilagano le opere del suddetto artista. Un pastiche di action painting con urlo di Munch e qualcosa alla Bacon. Chi ama la contaminazione dei generi, qui trova la sua tazza di te. Musica da camera, coperta dal continuo scalpiccio di camerieri. Non siamo stati a contarli, ma abbiamo ascoltato il loro gran daffare nell’attraversare continuamente in lungo e in largo il locale. Dove andranno? Apparentemente vagano senza meta, senza piatti né tovaglioli. E’ sollecito chi ti serve l’aperitivo (champagne Blanc de Blanc), ma si attarda chi ti dovrebbe portare un piattino di alici marinate ad accompagnarlo: e un quarto d’ora con un bicchiere di champagne sotto il naso non lo lasci passare senza prima averlo svuotato. Per quanto quasi sola (nel frattempo è arrivata una coppia, lui italico, lei slaveggiante e ordina Coca Cola), con la sala che pullula di gente vestita da cameriere, il servizio è assai lento. E, soprattutto, i piatti arrivano appena tiepidi, come se qualcuno li avesse portati a piedi per le scale da una cucina posta al dodicesimo piano. Lo sgombro crudo in carpione mi ricorda l’unica cosa mangiabile che ci fosse a Helsinky; il cameriere interrogato su che razza di pesce sia il suro va in confusione e farfuglia che è di carne bianca, “ma di che mare?” insisti, “di che specie?”. La faraona è fredda e la cotoletta milanese è la cosa più buona che viene servita, a dimostrazione di come in questi locali – di cucina con frase sapienziale a commento – sia sempre meglio ordinare le cose più elementari (nel menu, sotto la descrizione della faraona, è scritto in corsivo: “Forme e temperature: possibili declinazioni”; e sotto la lasagna: “Le dolcezze della terra. Sottili vibrazioni interne”).

Comunque, a portare un po’ di animazione e coprire la tenue musica e lo scalpiccio clappete-clappete del personale, arriva infine una comitiva. Capitanata da Marrazzo, il conduttore di Mi manda Rai 3. Una sola donna con una decina di maschi, e una voce sopra tutte, ininterrotta, quella del giornalista. Devi condurre la tua trasmissione, sfiatarti per contenere litigi e controversie: almeno quando vai al ristorante con colleghi approfittane e mangia, rilassati e lascia un po’ di corda ai commensali. Macché, Marrazzo si incaponisce in un monologo fatto di : “E’ una truffa in realtà!”, e: “Il cittadino ha il dovere di…”
Concludiamo con una citazione dal sito di Aimo e Nadia che ci spiega la filosofia del locale:
“agli ospiti e ai cibi, ché il luogo di Aimo e Nadia possa daccapo generarsi – , pronti a dar luogo a una sintesi vuota di spazio e di tempo mai prima d’ora esistita (Raddoppio in-assenza). Ovunque essi sarebbero apportatori delle leggi di loro dominio idoneo alla trasformazione attiva e vuota e della vita(-morte) e dello spazio(-tempo) con essa interagente, in accordo con i principi della de-materializzazione astratta, ovvero del darsi del campo vuoto, del nulla generatore astratto in-assenza”.
Conto sui 70 euro a testa, testa che esce confusa dal sincretismo artistico, filosofico, gastronomico.

Altro-luogo Aimo e Nadia, Piazza della Repubblica 13, Milano. Tel. 02 29017038

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