Indirizzo: Piazza di Pietra, 45, 00186 - Roma
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Prezzi: €50
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Sommario

Roma – Osteria dell’Ingegno

agosto 2006 - Ventiquattro - Il Sole 24 Ore - Ristoranti Lazio
Tipico caso di contesto che aiuta l’ingestione e anche la digestione. Siamo a Roma, in piazza di Pietra, seduti all’aperto di fronte al Tempio di Adriano. L’edificio, voluto da Antonino Pio in occasione della divinizzazione del padre, fu costruito nel 145 d.C.. Oggi, del tempio rimangono solo undici delle quindici colonne di uno dei lati lunghi. Ma la cosa curiosa è che nel colonnato, a fine Ottocento, fu inserito quell’edificio “della Borsa e Camera di Commercio” che ormai il tempo è riuscito a fondere miracolosamente con le rovine romane, dando all’insieme un’aria di maestosa dignità: nella storia dell’architettura è uno dei casi più famosi al mondo di cosiddetto “riuso storico”. Immaginate perciò di essere seduti ai tavoli esterni dell’Osteria dell’Ingegno, di fronte al Tempio. La piazza è piccola, le colonne vi sovrastano facendovi sentire minuscoli: alato contrasto tra grandezza durevole ed esiguità fuggevole, purtroppo vanificato da un interrogativo: chi sarà mai quel genio che ha deciso di ingentilire le finestre dell’ultimo piano, tra una colonna romana e l’altra, con vasetti di fiorellini rossi, manco fossimo in un condominio di Merano?
L’osteria dell’Ingegno ha tavoli da bistrot, prezzi da ristorante, e, all’interno, aspetto da enoteca. Ma noi vi consigliamo, appunto, di mangiare all’esterno, per godervi l’incanto della piazza. Il menu propone diversi piatti che incuriosiscono e mettono appetito. Tra l’altro di alcuni prodotti sono correttamente segnalati i luoghi d’origine e i relativi marchi – soprattutto di salumi e formaggi, di cui c’è un’ottima selezione. I piatti sono molto ricercati e a volte un po’ pasticciati, secondo i dettami della cucina che le guide definiscono “creativa rivisitata”. Le polpettine di baccalà, sulla carta appetitossime, preparate con patate e uvetta “su carpaccio di pomodori verdi”, risultano un po’ dolciastre e del baccalà hanno perso quasi del tutto il sapore. Il “cous cous agrodolce di pesce e frutti di mare alla moda di San Vito” è un impasto di sapori poco definiti. I fiori di zucca infornati ripieni di caprino e bottarga sono invece delicati e ben eseguiti. Discreti i “tonnarelli romaneschi cacio e pepe con zucchine croccanti”. In definitiva, i piatti meno elaborati sono quelli meglio riusciti. Con un antipasto e un secondo, due bicchieri di vino e un caffè, spenderete circa 50 euro.
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