Indirizzo: Via Roma, 9, 28070 Sizzano - Novara
Sito web:
Prezzi: €35
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Sommario

Sizzano (NO) – Ristorante Impero

ottobre 2012 - Sette - Corriere della Sera - Piemonte Ristoranti
Di solito, per spingersi a provare un ristorante lontano da casa ci si arma di motivazioni accessorie, in modo da placare il senso del dovere e l’eventuale senso di colpa. Così, poiché oggi vogliamo parlare del Ristorante Impero di Sizzano, paesino di mille e cinquecento abitanti che si srotola lungo uno stradone a nord di Novara, cominciamo dai suggerimenti collaterali. Potrete, per esempio, visitare la vicina Abbazia dei Santi Nazzario e Celso, uno splendido complesso benedettino che vi darà l’ebbrezza di scoprire uno scampolo di medioevo tra le risaie. Se invece dovete rivestire di cashmere e lane pregiate i vostri famigliari, nei pressi di Sizzano trovate gli spacci aziendali di Colombo e Loro Piana. Ed ecco arrivato il momento del Ristorante Impero. Fondato nel 1932, dal nonno delle attuali conduttrici, dà modo di gustare un compendio della cucina novarese, che in autunno dà il suo meglio: paniscia (risotto con verze, fagioli, battuto di lardo e salame); terrina di gorgonzola naturale; fritto misto novarese (amaretti, semolino, prugne, mele e banane fritte che accompagnano coppa, lombo, culatello e salsiccia, cotti in umido con molta cipolla); ganassini di manzo al nebbiolo; tonno di coniglio; mousse di zabaione con lingue di gatto; crostata di mele alla cannella. Dalle tagliatelle alla marmellata, tutto è fatto in casa. In cucina c’è Paola Naggi, che anni fa ha abbandonato gli studi universitari di filosofia per impersonare la terza generazione nella cucina del ristorante di famiglia. Ai tavoli, il marito Federico e la sorella Emanuela, gentili, discreti, appassionati. A parte le tecniche di cottura meno distruttive del passato, con temperature più tenui, magari sottovuoto o a vapore, e con minor uso di grassi, tutto vi ricorderà l’inizio degli anni ’70: la boiserie scura ma moderna (per quegli anni) che fodera la sala da 35 posti e il vecchio bar  dove adesso si lasciano i soprabiti e un bambino di casa fa i compiti; il carrello delle vivande con la gallina disossata ripiena di tre carni, prezzemolo, spinaci e uova, porzionata davanti al cliente; i cannelloni (chi li mangia più?) con verdura e carne, passati in casseruola e conditi con sugo di fondo bruno. E soprattutto i clienti del pranzo domenicale: come un tempo, ai tavoli ci sono famiglie intere, dalla nonna ai nipoti, tutti compiti, voci basse, gomiti al posto giusto, fili di perle, messinpiega e vestiti decorosi della domenica, in un’esibizione di decoro borghese che magari sarà noiosissima ma è anche una boccata d’aria dall’invadente prevalenza degli strani, dei volgari, dei trendy, dei sexy.
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