Indirizzo: Via Silvi Marina, 19, 00054 Fregene, Fiumicino (RM)
Sito web: http://www.ristorantemastino.it/
Prezzi: €50
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Sommario

Fregene (RM) – Ristorante Mastino

maggio 2009 - Il Sole 24ore - Domenica - Lazio Ristoranti
A tutti noi piace mangiare all’aria aperta, in una giornata di sole, guardando e respirando il mare. Ma pur di realizzare questo sogno siamo disposti a mangiare in modo approssimativo, grezzo e raffazzonato? E a chiudere un occhio su brutture semiedilizie e sgangheratezze del servizio? Molti di noi lo sono. Per esempio i clienti di Mastino, celebre ristorante con stabilimento balneare sullo spiaggione di Fregene. Durante la settimana, all’ora di pranzo, scappano da Roma per raggiungere uno dei locali più carichi di storia del litorale laziale. Da Fellini a Flaiano, da Volonté alla Fenech, da Ronchey a Spadolini, da Agnelli a Veltroni, dalla Ferilli a Moccia passando per un’infinità di funzionari, giornalisti, mezzibusti, soubrette: tutti hanno mangiato o mangiano da Mastino. Ed ecco cosa offre il locale ai suoi sostenitori. Dal punto di vista architettonico, una concrezione di baracche germinate da una baracca primaria, con quell’aria di finto-provvisorio ed eventualmente smontabile che permette di espandersi dove non sarebbe consentito ma di fatto lo è, o lo diventa. La distesa di tavoli è impressionante. Fa temere il peggio per la stagione piena, i sabati, le domeniche. Nella zona semiaperta, con vetrate che difendono dal vento, le sedie di plastica bianca sono corrose, smangiate. Certo, cambiarne così tante è un bell’investimento. Dopo l’ingresso, con vasetti di sabbia zeppi di mozziconi (ma toglieteli, ogni tanto!), c’è il bancone del bar, poi ci sono le macchinette dei giochi elettronici, e una grande stanza dove si riunisce la famiglia Mastino. Cassa, tavolone, carrozzella pieghevole per il parente con difficoltà di deambulazione. Il servizio è alla buona, sconclusionato. Sciabattamenti, pietanze portate quando si è ancora alle prese con le precedenti, incapacità di rispondere alle domande sull’esecuzione e sugli ingredienti. Mentre si mangia c’è uno stillicidio di venditori di cianfrusaglie che tormentano con implorazioni d’acquisto. Senso di colpa: sei lì che banchetti mentre quei poveracci col tunicone fino ai piedi vagano stracarichi, col problema di mettere insieme un pasto al giorno. Il cibo è unto, salato, stracotto, agliato, prezzemolato: così le bruschette con telline, sempre citate quando si parla di Mastino, il sugo di pesce degli spaghetti, la spigola con brodetto cotta diversi minuti di troppo. Benché la si lasci pulire al cameriere arriva ancora con la pelle, e con l’aggiunta di incongrui gamberi, scampi, anelli e ciuffi di calamaro che nessuno aveva ordinato. Quando il cameriere viene a sparecchiare, afferra il piatto col pollice ben sporto dentro e lo fa oscillare constatando che dal brodetto pomodoroso tracimano scampi e gamberi ancora interi: “Finido? Siguraa?”. Il cucchiaino e la ciotola col peperoncino sono appiccicosi, con scaglie incollate sulla superficie. Il pane è ottimo, di tipo casareccio, con mollica saporita e giustamente elastica, la crosta croccante.
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