Indirizzo: Via Padre Tosi, 1044, 47822 - Santarcangelo Di Romagna (RN)
Sito web:
Prezzi: €40
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Sommario

Sant’Arcangelo di Romagna (RN) – Ristorante Verde Mare

giugno 2007 - Il Sole 24 Ore - Domenica - Emilia Romagna Ristoranti

Prima la zona artigianale al confine tra Rimini e Santarcangelo di Romagna, tutta capannoni di mobilifici. E’ buio e ne scorgiamo solo le sagome sfumate. Poi il tipico “ampio parcheggio” inghiaiato e il giardino frondoso. Infine, l’edificio del ristorante Verde Mare, che è anche albergo (ci sono 14 camere). Lo stile dell’edificio è un po’ da baita, con balconi di legno e fiorellini sui davanzali, mentre i finestroni del piano terra sono nello stile inglese a quadrotti. All’ingresso, una targa ricorda che nella casa è nato Padre Tosi, un gesuita che nel 1886, dopo essersi dedicato alla conversione dei pellerossa sulle Montagne Rocciose, andò in Alaska per “portare Cristo ai popoli indigeni”. A quel tempo, anche alcuni missionari protestanti erano partiti per perlustrare i ghiacci e le nevi del nuovo territorio americano, appena comprato dalla Russia, e s’era così creata una sorta di gara a chi arrivava – e convertiva – prima. Nel pieno di una torrida serata romagnola, storie di questo genere mettono di buon umore, anche perché le scopri sfuggendo al litorale, prevedibile nella trafficata chiassosità delle sue lusinghe e dei suoi lustrini. “Com’è che le persone a Rimini/voglion sembrar sempre più giovani/’Amami… seguimi/ solo così ti godi Rimini/Solo così si resta giovani…”: sono parole del nuovo disco di Lucio Dalla e fotografano l’immutabile cliché della riviera. Da Verde Mare invece l’atmosfera è completamente diversa: appena dentro, sulla destra, c’è una sorta di presepe profano, con le bottiglie di vino e champagne accomodate su promontori di tessuto. Di fronte, col sottofondo di una straniante musica vivaldiana, il chiarore infuocato di un enorme girarrosto protetto da una vetrata, in cui volteggiano infilzati maialetti da latte e conigli, pollastri e quarti d’agnello. Già: abbiamo pensato di consigliarvi un ristorante di carne, dato che dal 30 luglio al 20 agosto tra Trieste e Ortona c’è il cosiddetto “fermo di pesca”. E dal 6 agosto, per ventisei giorni, non si potrà pescare anche da Termoli a Bari. Per i ristoranti di pesce della riviera Adriatica, in piena stagione turistica, il fermo di pesca significa che bisogna rinunciare al pesce locale e comprarne di importato da altri mari: pesce che spesso è più caro e meno fresco. Ma noi, accomodati a un tavolo esterno, davanti al praticello, possiamo gustare uno squisito piatto di salumi e formaggi cercati con passione tra la la Romagna e le Marche; impeccabili tagliatelle – ovviamente fatte in casa – al ragù; e, soprattutto, un maialetto (7 chili per 50 giorni di vita – se vogliamo un dettaglio macabro) che rasenta la perfezione: la cotenna croccante e friabile, la carne morbida, delicatissima, non troppo speziata come spesso accade. Due avvertenze: schivate i piatti “anni ‘80” (tipo i “Passatelli speck e rucola e grana”) e siate lessicalmente indulgenti con un menu su cui sta scritto: “Lo pollo ruspante”, “Lo coniglio in porchetta”, e che vi augura di “trascorrere ‘coccolosamente’ questo momento dedicato solo a Voi”; apprezzate piuttosto la gentilezza non untuosa di chi serve in tavola e il conto finale: con una bottiglia di Franciacorta Saten Gatti, e tre portate (troppe: “ormai ce la fanno solo i meridionali” mi ha detto il gestore) si spendono circa 40 euro a testa.

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