Indirizzo: Via dei Giubbonari, 21/22, 00186 - Roma
Sito web: http://www.salumeriaroscioli.com/it/
Prezzi: €40
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Sommario

Roma – Roscioli salumeria vineria

marzo 2004 - Ventiquattro - Il Sole 24 Ore - Lazio Ristoranti

Camminiamo per via dei Giubbonari, a pochi passi da Campo de’ Fiori e da altre arcinote piazze romane. Botteghe di scarpacce e vestitucci e pizze al taglio, non una vetrina su cui soffermarsi. Finché l’occhio cade su grovigli di prosciutti e salami, pile di formaggi e bottiglie e scatole… una fitta allo stomaco ci segnala che godiamo di buona salute. Siamo di fronte a Roscioli “salumeria e vineria”, nonché locale divenuto famoso nell’arco di un solo anno, da quando cioè i proprietari hanno dato una svolta ristorantizia all‘attività: convinti che meritassero d’essere gustati anche sul luogo i circa trecento formaggi italiani e centocinquanta francesi, i Langhirano stagionati ventiquattro mesi, e i prosciutti Pata Negra (le unghie nere dei maiali iberici, ma alla prima occasione voglio controllare se la stirpe italica le abbia bianche), e le confetture, le mostarde, l’importante assortimento di vini italiani e francesi, il pane e la squisita focaccia dell’ altro loro negozio (Antico forno Roscioli). Così hanno incaricato un architetto di risistemare la salumeria in modo da ricavare una quarantina di posti a sedere (di cui metà nello scantinato, quindi conviene prenotare specificando che si vuole stare a piano terra), e assunto un giovane chef, Paolo Dalicandro (che ha il curioso hobby di suonare la cornamusa, per giunta in kilt). Insomma: bravo chef, materia prima straordinaria, elasticità di orari e canoni di consumo (si può prendere anche solo l’aperitivo sfamandosi ad assaggini di formaggi e salumi, sottolio e crostini), piacere dell’occhio per l’illuminazione, che anziché sparata sul povero avventore è diretta sulle file di bottiglie e di confetture che tappezzano i muri – per cui può capitare di distrarsi dalla compagnia dei commensali per leggere etichette. I telefonini hanno ben poco campo, quindi ci si trova protetti dalla propria ansia di eterna reperibilità. Oltre ai prodotti da banco più o meno rielaborati ho assaggiato anche deliziose uova di branzino (“di mare”) marinate e fritte in pastella, carpaccio di manzo con zucchine e scorza di mandarino cinese, tonnarelli con uova di branzino e un po’ troppo prezzemolo ammazzasapori, e, per dessert, un “cappuccino di ricotta lavorata”.

Se proprio si vuole eccepire, eccepirei sull’architetto che ha creato o scelto tavolini e sedie, spigolosi e raggelanti, e lascerei perdere le stoviglie di forme modaiol-fantosioso. Bicchieri, invece, impeccabili. E a costo di alzare un po’ il prezzo finale darei tovaglioli in stoffa e userei tovaglie meno striminzite. Con quaranta euro si assaggia a più non posso pasteggiando con vini di livello.
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