Indirizzo: Piazza della Vittoria, 13
Sito web:
Prezzi: €100
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Sommario

San Vincenzo (LI) – Gambero Rosso

luglio 2009 - Ventiquattro - Il Sole 24 Ore - Ristoranti Toscana
Cento euro a testa per uno dei migliori ristoranti italiani, il Gambero Rosso di Fulvio Pierangelini a San Vincenzo, sono una cifra contenuta: non più di 24 posti, 4 persone in sala e altre 4 (così mi è parso) in cucina; l’eccelsa qualità dei piatti serviti in un ambiente accogliente, privo del gelo da design modaiolo e del kitsch di certe malriuscite eleganze. Tuttavia anche qui capita, come nei migliori libri, di trovare qualcosa di ulteriormente perfezionabile. A partire dal sottofondo di musica sovreccitata (una specie di ragtime) che si aggiunge a un’acustica già infelice: lo spazio è ridotto, i pochi tavoli sono uno addosso all’altro, i camerieri incombono sulle tue chiacchiere. All’inizio del pasto è ansiogeno anche il servizio. Le prime portate vengono servite a un ritmo indiavolato: come se ci si preoccupasse del tuo decoro e non ti si volesse far peccare d’ingordigia. Giù le mani (o la forchetta) dal delizioso fondo della passatina di ceci con crostacei, guai a deporre un momento la posata per una pausa di riflessione: come un rapace l’addetto ti sottrae il piatto per sostituirlo con una nuova portata. Stessa cosa avviene nel bicchiere: continui rabbocchi – al limite del pretestuoso – svuotano le bottiglie in men che non si dica. Poi, dopo 4 antipasti, il ritmo si spegne: “allineati” tutti i tavoli, tra una portata e l’altra passano le mezz’ore e si creano pause da banchetto matrimoniale. Non resta che dedicarsi a osservare la clientela e il personale di servizio. Prima che ci vengano serviti i migliori ravioli di pesce mai assaggiati, si ha tempo di studiare i soliti stranieri che ci danno dentro con le bottiglie e poi raggiungono il bagno con i movimenti a scatti scomposti di chi ha bevuto troppo. Come noi, l’efficiente ragazza che serve ai tavoli osserva i clienti, ma li giudica con assai meno indulgenza: “Anche ieri sera erano sbronzi” dice nemmeno a bassa voce a un altro cameriere meno arcigno, un tipo secco e allungato. Dopo un’altra mezz’oretta arriva infine anche il secondo, un memorabile dentice con carciofi, croccanti e saporosi. Intanto, dalla cucina, si sparge l’odore del piccione in casseruola, e grava nelle narici di chi ha sul palato il sapore delicato del pesce. Al dolce, eccellenti crêpes agli agrumi, si è fatta mezzanotte. Il pasto era iniziato alle nove. Poco consigliabile a coppie usurate con nulla da dirsi.
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