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Sommario

TAMARA DE LEMPICKA – la diva della pittura

marzo 2011 - Corriere della Sera - Storie

Ci sono artisti la cui riuscita si misura tanto sul loro fascino personale quanto sulle loro creazioni, al punto che diventa difficile stabilire cosa gli sia riuscito meglio. L’opera o la biografia? Di solito l’una cosa dà man forte all’altra. Pensate a chi sarebbe Oscar Wilde senza la sua vita leggendaria, prima lieve e poi dolorosa, ma comunque sempre in piazza, comunicata ai quattro venti, sfruttata e vampirizzata da lui stesso ancor prima che dagli altri. Le sue opere letterarie si sostanziano dell’esperienza biografica, che le rafforza. E Madonna, la cantante? Certo, ha scritto canzoni di innegabile appeal, ma forse ben pochi se ne sarebbero accorti se non avesse scientificamente reso spettacolare ogni sua banale trasgressioncella, facendo della propria esistenza un’opera in fieri che supportasse la pochezza dell’estensione vocale.

Cosa occorre dunque a un artista per rendere la propria vita fruttuosamente spettacolare? Esaminando l’appassionante biografia di Tamara de Lempicka, troviamo molti elementi che, applicati nella medesima miscela da lei usata, coincidono tutt’oggi con la ricetta per schiudere le porte del successo artistico.
Anzitutto mettiamoci la bellezza, che non deve essere straordinaria: basta credere di averla, basta avere un portamento spavaldo, un gusto vistoso, e il piacere dandistico di esibirsi. Tamara era una bionda graziosa e snella, con la voglia di mettersi in mostra e il piacere dei dettagli; mai sciatta, mai discreta, fu una “fashion victim” del tempo. Poi, indubbiamente, ci vuole un po’ di talento artistico, condito di estrosità, ma il tutto è inutile se mancano forza di volontà, applicazione, studio; e Tamara fu molto determinata nella costruzione del proprio talento di pittrice. Ancora: è d’obbligo conoscere pur sommariamente tre o quattro lingue, e avere una vocazione cosmopolita. E lei, russo-polacca, esule in Francia negli anni Venti e poi cittadina americana dai Quaranta, si esprimeva con l’idioma poliglotta degli apolidi. Procediamo: se ci si può permettere solo un pasto in trattoria, meglio preferire una manciata di patatine nel bar di un grande albergo. Bisogna cioè frequentare i posti e le feste dei ricchi, farsi vedere, inocularsi, rendersi visibili. Per un artista, questo significa trovare committenti ricchi e compiaciuti, ossia smaniosi di farsi ritrarre. Inutile dire che Tamara fu una scientifica frequentatrice del jet set e si trovò sempre nel posto giusto al momento giusto: nella Pietroburgo imperiale prima che la rivoluzione azzerasse tutto; nella Parigi delle avanguardie cubiste e nell’Italia dannunziana e futurista; nell’America hollywodiana e infine nel buen ritiro di Cuernavaca in Messico. È poi opportuno raccontare bugie sul proprio passato e sui propri successi: tanto, quasi nessuno controllerà. Tamara fu una specialista di queste innocenti menzogne, anzi, di più: ne fu una teorica. È fondamentale non innamorarsi scioccamente: se vi piacciono i perdenti, che almeno abbiano un buon cognome e magari un patrimonio alle spalle. Fa gioco contrarre matrimoni di reciproco affetto e sostegno e di altrettanto reciproca libertà sessuale. Tamara impalmò due nobili, e la fedeltà non faceva parte dei patti coniugali. Ma ancora non basta. Bisogna avere sensibilità per il proprio tempo, coraggio, e anche una buona capacità divulgativa. Per avere successo da vivi, è sempre meglio non risultare astrusi e comprensibili solo alla generazione successiva; conviene orecchiare tendenze e miscelarle in una composizione che suoni avanguardistica ma che sia edulcorata e decifrabile, che cioè rassicuri chi ne usufruisce, facendolo sentire moderno e non un fesso che non capisce. E Tamara ebbe la capacità di essere sempre à la page: non precorse i tempi né si attardò in scopiazzamenti di mode altrui. La sua peinture mondane – miscela di modernismo, classicismo ed elementi personali – ebbe la facilità e la felicità delle composizioni che poi verranno copiate in quanto accessibili e replicabili.
Inoltre, un buon viatico al successo è la sessualità torbida. L’appeal della donna pansessuale, lasciva, che ami indifferentemente uomini e donne, o addirittura rincorra gli uomini per soldi e status e le donne alla ricerca di un erotismo esibizionista, è quanto di più seducente possa esistere. E Tamara ebbe nella sua palette tutti queste tinte. Infine, un dettaglio fondamentale: bisogna godere di buona salute. Tamara de Lempicka ha attraversato una rivoluzione, due guerre mondiali, una crisi, l’Olocausto, infiniti cambi d’indirizzo e di cittadinanza, viaggi continui da un continente all’altro, cocaina, spifferi e chissà cos’altro, ed è morta a ottantadue anni nel 1980, riuscendo a essere di moda e cadere nel dimenticatoio almeno due o tre volte nel corso di una vita lunga, complicata, e di successo.
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