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Il miracolo cinematografico di Lourdes – Lourdes di Jessica Hausner

Il titolo, Lourdes, può suonare poco attraente. Ma non immaginatevi un documentario pro o contro la religione cattolica e i miracoli, un film che punti a straziare lo spettatore con le abluzioni dei carrozzati (così li chiamava il sulfureo Sergio Saviane) o a far ridacchiare gli atei, col grottesco dei commerci e delle madonne di vetro piene d’acqua benedetta. Lourdes è cinema vero, con una trama, protagonisti e comprimari, qualche amore, dialoghi perfetti, gusto della messinscena e dei dettagli umoristici, e pure una buona dose di suspense. Solo che, anziché ansiosi di capire chi sia l’assassino, gli spettatori vengono irretiti dall’attesa del miracolo. Proprio come capita ai pellegrini. Ci sarà o non ci sarà? Erano veri miracoli quelli accaduti finora? E nel caso, su chi cadrà l’imperscrutabile scelta del Creatore? Su qualcuno che lo merita (per gravità della malattia e forza della fede) o su un indegno? E non basta: i pellegrini e i volontari di Lourdes sono tutti superstiziosi e irrazionali, o il loro pellegrinaggio umano e spirituale è degno e condivisibile? Ogni anno 6 milioni di persone si mettono in viaggio per Lourdes alla ricerca di un miracolo, foss’anche quello di sfuggire alla solitudine della propria esistenza. In una delle scene iniziali, i pellegrini, in gruppo e con l’assistenza dei volontari dell’Ordine di Malta, si presentano e si raccontano l’un l’altro, come nelle riunioni degli alcolisti anonimi. Solo che loro, anziché confessare dipendenze dall’alcol o dalla droga, rivelano la propria solitudine, lenita unicamente da pellegrinaggi e gite religiose in comitiva.
Ho visto il film con Luigi Pruneti, Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia degli Alam. In pratica, il capo di una delle due più importanti istituzioni massoniche italiane (l’altra è il Grande Oriente). E l’ho rivisto con Padre Horacio Brito, Rettore dei Santuari di Lourdes, a Roma per accompagnare dal Papa una delegazione di hospitaliers, i volontari che si occupano di smistare, aiutare, e far da interpreti ai pellegrini in visita a Lourdes. Gli hospitaliers nel 2010 celebrano i 125 anni dell’associazione. Bernadette è stata la loro prima volontaria, la prima a chiamare persone alla Grotta perché la Madonna avrebbe potuto dire qualcosa anche ad altri. Entrambi, il Gran Maestro e il Rettore, hanno trovato nel film scene che rappresentano le proprie convinzioni in materia di miracoli. Pruneti, studioso di esoterismo e “cultore del dubbio metodologico come strumento di conoscenza”, ritiene che i miracoli non vadano interpretati, in virtù del loro statuto che si pone fuori dalla ragione. “Il luogo del miracolo,” dice, “è condiviso da tutte le religioni. Guarigioni inspiegabili ce ne sono sempre state, tant’è vero che abbiamo ex voto etruschi, e anche per i romani esistevano fonti miracolose. Quello che non si può spiegare è se il miracolo sia dovuto al trascendente o ad accadimenti interiori”. Secondo Pruneti, “l’industria del miracolo non è addebitabile alla Chiesa cattolica, ma è una modalità di reazione al male che sta nell’ordine dell’esistenza e della vita. Infatti l’Organizzazione mondiale del turismo dice che i maggiori flussi turistici sono quelli religiosi”. Ma i massoni vanno a Lourdes? Pruneti non ci vede nulla di male (la Gran Loggia d’Italia degli Alam si è sempre caratterizzata per un anticlericalismo meno marcato di quello del Grande Oriente). Del film l’ha colpito la riflessione sul dolore, sia quello fisico sia quello interiore, il finale spietato, al limite del grottesco (non ve lo anticipiamo), e soprattutto il dialogo tra un sacerdote e un volontario: “Padre, Dio è buono e onnipotente? Perché se fosse onnipotente dovrebbe guarire tutti…”. E il prete: “Lo fa, ma alcune guarigioni sono meno evidenti, interiori”. Sembra una risposta furba, evasiva. E invece Padre Brito mi ha spiegato come quell’affermazione serva a comprendere il senso dei miracoli, secondo la lezione del Vangelo di Marco. “Il miracolo vero non è la guarigione dalla malattia, ma la liberazione dai peccati più profondi. Quando davanti a Gesù calano il letto con il paralitico, lui gli dice: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati». Poi, dal momento che alcuni scribi presenti alla scena si indignano, perché solo Dio può rimettere i peccati, Gesù aggiunge: « Che cosa è più facile? Dire al paralitico: Ti sono rimessi i tuoi peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora perché sappiate che Il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino: alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa». In pratica la guarigione spirituale è la più profonda e importante. L’altra, quella fisica, è solo un segno”. Lourdes, per il Rettore, è un luogo molto umano e aperto. Non è un tempio, non chiede nulla, nemmeno di credere. Cosa che è ben rappresentata anche nel film. Padre Brito dice di aver appena accompagnato alla grotta il Dalai Lama. Ci sono stati anche il rabbino di Parigi e molti musulmani, perché “prendere dell’acqua e lavarsi è un gesto universale, umano”.
Distribuito da Cinecittà Luce, Lourdes vi farà riflettere, divertire, angosciare, palpitare. Forse vi spingerà verso la religione; oppure vi accadrà quello che capitò a Candido, il protagonista dell’omonimo romanzo di Sciascia: il risultato del suo pellegrinaggio in treno a Lourdes (“speranza organizzata, convogliata”), durante il quale venne iniziato sessualmente da un’infermiera, fu di potersi considerare “vaccinato nonché immune” dal cattolicesimo.
Intanto Jessica Hausner, la regista austriaca di Lourdes, ha già ottenuto un piccolo miracolo, riuscendo a far vincere al suo film due premi di segno opposto. Il premio Signis 2009, dell’Organizzazione cattolica per il cinema. E il premio Brian 2009, dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti. Ora ci si augura che avvenga anche il miracolo degli incassi. Lourdes lo meriterebbe. Il film, naturalmente. La città dei Pirenei l’ha già ottenuto.

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