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Autore: Michele Masneri
Titolo: Stile Alberto
Editore: Quodlibet
Anno di pubblicazione: 2021
Prezzo: 14,50

Sommario

Stile Alberto – Michele Masneri

Dicembre 2021 - HUB - Corriere del Ticino - Recensioni

Per affrontare un classico che non conosciamo, è sempre utile un’introduzione anti accademica, che crei intimità con “il mostro sacro”. Chi dopo aver letto La morte della farfalladi Piero Citati non si butterebbe a comprare libri ed epistolari di Francis Scott Fitzgerald? La stessa cosa capiterà ai lettori di Stile Alberto di Michele Masneri. Questo libro godibilissimo, brillante e pieno di retroscena, di citazioni e note di contorno, per giunta arricchito da illustrazioni inedite, fa venir voglia di possedere l’opera omnia di Alberto Arbasino. Uno dei rari casi di scrittori divenuti “un classico” ancor prima di morire novantenne, nel marzo 2020. 

Stile Alberto è il diario della passione per uno stile, per una postura letteraria e umana, e anche un’autobiografia per interposta persona. È la cronaca di come Masneri, che oggi ha poco più di quarant’anni, abbia scoperto Arbasino mentre era studente a Roma (“Che inizi: mi cadde letteralmente in testa da un’alta libreria il suo Anonimo Lombardo”), trasformando poi le sue opere in guida intellettuale, letteraria, sociale ed estetica, fino a quando ebbe occasione di conoscerlo e frequentarlo. Arbasino e Masneri, entrambi provinciali lombardi con inizi di carriera diplomatica rapidamente abbandonata in favore di una vita da scrittore e giornalista; entrambi anche gay, pur nelle diverse declinazioni che l’evoluzione del costume ha prodotto. E da qui, da partenze comuni, da sogni e sensibilità affini, eccoci nella lettura e nell’avventura di una vita irripetibile, quella del gran viaggiatore, gran erudito, grande snob ed esteta Arbasino, “una figura di intellettuale-dandy fastoso, così diverso dallo scrittore italiano tipico”. Con Alberto e con Michele, in un continuo confronto tra un’âge d’or e la contemporaneità, scopriamo le meraviglie di Roma (e la sua decadenza), le principesse, i palazzi, i concerti, i sarti, le frustrazioni letterarie, il confronto con scrittori come Gadda, Pasolini, Capote, Tondelli, le amicizie e le astiosità, gli scocciatori e le tecniche per scrollarseli di dosso, i vezzi, i viaggi e i grandi reportage, “l’horreur du domicile”. Un continuo apprendistato, che include l’impegno arbasinesco nella creazione di una lingua italiana croccante, che schivasse l’ampollosa lingua letteraria, utile al gioco di snocciolare in continue imprevedibili associazioni nomi di personaggi e luoghi e libri. “Leggere Arbasino serviva a imparare queste cose, era un tutorial per ragazzi di successo, erano le Lettere al figlio di Lord Chesterfield”. E anche: “Era un Google, Arbasino: come il motore di ricerca ci potevi fare tutto, leggere, trovare collegamenti, fare acquisti, e c’era soprattutto la funzione maps: si costruivano percorsi di studio e di vacanza: i castelli di Ludwig e le regge di Sissi, la California di Isherwood e l’Emilia del Correggio. E poi etica, estetica e etichetta: mai lamentarsi, mai essere noiosi, di sicuro mai sprofondare nel sentimentale”. Senza dimenticare quella che fu la principale caratteristica dell’Arbasino che amiamo, la sua particolarità eversiva rispetto allo stile corrente dell’intellettuale italiano, ossia “trattare gravemente i temi leggeri, e leggermente i temi gravi. Rimuovere con grazia e decisione gli ‘scocciatori’ verbosi e lagnosi, ed evitare con sprezzatura ogni pomposità o affettazione”.

Altra caratteristica di Arbasino era “scrivere articoli che poi diventavano saggi che poi diventavano romanzi; e controllo totale sull’opera apertissima ma chiusa: riscritture, restyling, riedizioni”, come fu con Fratelli d’Italia, riscritto tre volte, fino alla mastodontica edizione Adelphi del 1993. Oltre che per i suoi libri (tra cui l’imperdibile romanzo La bella di Lodi), Arbasino, come ricorda Masneri, continuerà ad accompagnarci anche per il “talento da ‘copy’, come il D’Annunzio da lui rilanciato: la casalinga di Voghera, il tormentone, la gita a Chiasso, il signora mia, le tre fasi dell’intellettuale italiano (brillante promessa, solito stronzo, venerato maestro)… Tutte sue invenzioni che contribuirono a renderlo, a un certo punto, un piccolo brand di massimo lusso”.

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