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Sommario

Chi difende gli embrioni di Sofia Vergara?

maggio 2015 - Grazia - Storie

Di chi sono gli embrioni? Me lo sono chiesto leggendo che tal Nick Loeb, uomo d’affari americano con l’aspetto da modello, e la sua ex fidanzata Sofia Vergara, attrice d’origine colombiana decisamente più nota, si contendono il possesso di due embrioni fecondati in vitro poco più di un anno fa, quando ancora si amavano per sempre, o almeno così credevano. I due embrioncini, congelati come un’estensione del loro amore, sono stati concepiti per garantire la coppia sul piano della discendenza: tra una vacanza, un business, una serie tv, un’aggiustatina del chirurgo plastico, un malessere, un’eventuale rehab, grazie ai quei due esserini protetti da un congelatore ci sarebbe sempre stato il tempo di riprodursi. Un po’ come comprare la casa coniugale anziché affittarla: la coppia si assicura di aver sempre dove abitare, suggella con una duratura garanzia abitativa l’inizio e lo svolgimento della propria storia.

Ma tra Nick e Sofia l’amore era a tal punto consolidato e intenso che adesso, appena una manciata di mesi più tardi, lei si sta già sposando con un altro, un attore, e quei poveri embrioni li vuole morti, subito: immagino che si tratti anche di una sorta di prova di fedeltà al neo-marito, con cui a questo punto svilupperà nuovi embrioni. Nick, invece, non sta per risposarsi con un’altra attrice dai geni altrettanto fantastici, con cui costruire nuovi embrioni dal futuro somaticamente perfetto. Ed è furibondo perché quei due vecchi embrioncini sono anche suoi e non ci sta a farsi mettere i piedi in testa: vuole farli sviluppare da un utero in affitto e ottenere i figli geneticamente corretti che gli spettano. Se lei li facesse uccidere, lui sentirebbe morire con loro una parte di sé. Naturalmente la vicenda è in mano a costosi studi legali che cercano di piegare a favore del proprio assistito le divergenti leggi che determinano la questione nei diversi stati americani.

Tutti hanno torto, nessuno ha ragione: questo pare certo.

Abbiamo due ex embrioni ormai sviluppati, cioè Loeb e Vergara, e due poveri embrioni bistratti, prigionieri di un congelatore. Possibile che i primi due si sentano onnipotenti, saturi di diritti, mentre gli altri non ne hanno alcuno? Considerati alla stregua di un anello di fidanzamento, vengono creati come pegno d’amore di una coppia; poi, quando tutto va a rotoli, finiscono preda di isterismi come capita con l’anello: chi vuole che gli venga restituito, chi vuole tenerselo, chi in pieno cupio dissolvi lo getta nel water e tira la catena. Se il mondo va così, bisognerà iniziare a occuparsi, oltre che dei vivi e dei loro diritti, anche dei non ancora vivi soggetti alle furie di chi magari è vegano, magari è buddista, magari nelle interviste sostiene di occuparsi attivamente di organizzazioni umanitarie ma poi dà ai suoi poveri embrioni, che sono indubbiamente un principio di vita, lo stesso valore di un rifiuto da smaltire nel bidone ecologicamente corretto. O di un’arma di ricatto, proprio come un figlio già nato.

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