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Franco Maria Ricci. Ritratto di un editore

Aprile 2021 - HUB - Storie I miei articoli

Come attitudine esistenziale cercava, valorizzava, creava bellezza. Questo è stato il senso della vita di uno dei più straordinari italiani di provincia – di Parma, sontuosa provincia ducale -. Era un eccelso grafico editoriale, un collezionista da Wunderkammer, un ricercatore di prodigiose bizzarrie che sommava alla passione per l’arte classica e neoclassica, un cultore e divulgatore di scrittori e artisti enciclopedici cui conferì un surplus di valore, esaltandoli e creando in molti casi una loro fortuna anche commerciale. È stato editore di levatura internazionale, ha inventato la rivista più bella del mondo (e non è uno slogan ma pura realtà), ha rilanciato il culto della grafica editoriale con la sua smisurata passione per i caratteri bodoniani, è stato uno dei pochissimi creatori contemporanei di labirinti, un committente di raffinate architetture, un uomo di eccelsa eleganza. Vestiva con lo stile degli aristocratici e il tocco di originalità dei dandy. 

Il suo nome era, è, Franco Maria Ricci. Nato nel ’37, geologo, avrebbe potuto limitarsi a condurre un’esistenza da ricco scapestrato nella petite Capitale, tra tortelli, culatelli, belle ragazze e reminiscenze ducali; invece ben presto iniziò a dedicarsi all’arte grafica e all’editoria. Cominciò la sua vita di successi appassionandosi allo studio delle opere di Giambattista Bodoni, tipografo che proprio a Parma aveva inventato il carattere grafico che porta il suo nome. Il Manuale Tipografico, ristampato da Ricci nei primi anni Sessanta, a un secolo e mezzo dalla prima pubblicazione divenne un imprevedibile successo editoriale. In seguito, creò La Biblioteca di Babele, collana affidata alla curatela di Jorge Luis Borges e composta da volumi di sublime ricercatezza. Ristampò l’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert, finché scoprì, pubblicandolo con l’introduzione di Italo Calvino, l’incredibile Codex Seraphinianus, bizzarra fantaenciclopedia scritta in un linguaggio inventato, con tavole di metamorfosi impossibili e di esseri viventi e invenzioni che non esistono. Fu un grande successo, che ancora perdura. Nel 1982 iniziò a pubblicare il periodico FMR, oggetto di culto collezionistico, con edizioni in inglese francese e spagnolo. Collaborava con lui un manipolo di intellettuali curiosi e anticonformisti, tra cui Vittorio Sgarbi, Giovanni Mariotti, Massimo Listri. FMR pubblicava scritti di Sciascia, Calvino, Barthes, Manganelli, Gore Vidal, André Chastel. Scoprì, nel senso di lancio o rilancio, in un mondo che era attratto solo dalle novità, Ligabue, Erté, Domenico Gnoli.

Diversi anni fa, mi capitò di andare nella sua casa di Milano, una townhouse arredata in stile neoclassico, imbottita di preziosità artistiche. Ricordo la bellezza deii perturbanti busti di Adolfo Wildt, che ora possiamo ammirare al Labirinto della Masone. Già solo il Vir temporis acti merita il viaggio verso questa strabiliante cittadella neoclassica incastonata bel mezzo della pianura padana, vero e proprio “santuario laico illuministico” (definizione di Sgarbi), labirinto, cappella, biblioteca, museo. 

Il fatto è che Ricci, non pago dell’attività editoriale, aveva scelto di realizzare il suo ennesimo sogno, cioè costruire un labirinto (borgesiano) e una pinacoteca che raccogliesse le sue collezioni. Per finanziarsi, nel 2004 vendette dunque FMR e si buttò nella nuova impresa edilizia e botanica. Non era più giovane e poiché il bosso, che tradizionalmente è la pianta dei labirinti, ha una crescita lenta, studiò il problema e optò per il bambù. Cresce velocemente e per giunta le sue foglie frusciano nel vento, aggiungendo spaesamento sonoro allo spaesamento di chi si perde nelle volute del labirinto. Oggi, tra barriere di bambù, libri preziosi, dipinti, sculture, denti di narvalo, in una sala è esposta persino la sua macchina da Diabolik, una Jaguar E, parte integrante di quella che Sgarbi ha definito “l’iconosfera dandy di Franco Maria Ricci”.

Negli ultimi anni, desiderava tanto rientrare in possesso del proprio nome, cioè del marchio FMR. Franco Maria Ricci è mancato nel settembre del 2020, e purtroppo non ha potuto esserci quando si realizzava il sogno della riacquisizione del marchio editoriale FMR, annunciata il mese scorso dalla moglie, Laura Casalis. Sono già previste nuove pubblicazioni, ed ecco spiegato quel verbo al presente all’inizio dell’articolo: Franco Maria Ricci era, anzi è.

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