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Sommario

FRANCESCO SCIANNA e ”Tradimenti”

ottobre 2015 - Style - Corriere della Sera - Interviste

Lo vedete al cinema, lo vedete a teatro, lo vedete in televisione e nelle campagne pubblicitarie. Francesco Scianna, trentatreenne palermitano portatore di tutti i migliori stereotipi di bellezza mediterranea (bruno, capelli ricci, longilineo e proporzionato, con il fisico da chi si è fatto i muscoli in mare e non in palestra, voce calda e scivolosa da seduttore) è uno di quegli attori di nuova generazione finiti sui palchi e sugli schermi dopo aver frequentato le più prestigiose scuole di recitazione, dalla Silvio D’Amico di Roma alla Lee Strasberg di New York. Studia inglese e francese ininterrottamente da anni, come forma di allenamento continuo, per essere un attore credibile nelle produzioni internazionali. A febbraio lo vedremo nel kolossal americano Ben Hur e nel film di Marco Bellocchio Fai bei sogni. Da ottobre è nelle sale conI milionari, film di Alessandro Piva sulla camorra, in cui ha il ruolo del boss protagonista, e da novembre sarà in tour con Ambra Angiolini e Francesco Biscione con un celebre classico del teatro contemporaneo, una di quelle opere che già dal titolo agganciano gli spettatori: Tradimenti di Harold Pinter, con la regia di Michele Placido.

– In Tradimenti lei interpreta Jerry, un agente letterario londinese, sposato e con una lunga relazione non molto clandestina con la moglie del migliore amico. Questa commedia le sembra ancora attuale? O oggi i rapporti tra coniugi sono diventati più esplosivi e non reggono le corna prolungate?

La piéce è ambientata a Londra tra il ’68 e il ’77 e percorre a ritroso la storia ormai finita tra due amanti, entrambi sposati, una col migliore amico dell’altro. Il teatro di Pinter non è affatto datato, proprio come non lo è la tragedia greca. Le sue figure sono universali e il pubblico finirà per ritrovarsi in quella doppia morale che prevede l’uso di mezze verità e mezze bugie, utili a sopravvivere nel rapporto matrimoniale. Debuttiamo il 7 novembre ad Avezzano, e dall’1 al 20 dicembre saremo all’Eliseo di Roma.

– Non posso certo chiederle se lei sia un traditore, ma almeno mi dica se è un seduttore.

Lei vuole sapere se assomiglio al latin lover che ho interpretato l’anno scorso nel film omonimo di Cristina Comencini? No, non lo sono, però indubbiamente amo sedurre. Ed essere sedotto.

– Ha una fidanzata?

No, adesso no.

– Le piacciono le donne che amano o quelle che hanno bisogno di essere amate perché si sentono deboli e un po’ malate?

Ho attraversato varie fasi. La donna che attrai e da cui sei attratto può essere un termometro interessante per capire a che punto sei del tuo sviluppo. Ho attraversato una fase iniziale di relazioni molto sane, poi sono passato alla fase del crocerossino e adesso… devo vedere. La vita è un bel gioco. Anche le storie più sbagliate sono un’occasione per crescere.

– In questi anni lei ha lavorato anche come modello. Si trova a suo agio davanti alla macchina fotografica?

Non è facile per un attore abituato alla macchina da presa abituarsi alla fissità degli scatti. Ma con Rankin, autore delle foto che vedete, mi sono trovato molto bene. Mi ha permesso di sentirmi attore, di giocare a creare un personaggio diverso per ciascun abito che ho indossato.

– A proposito di abbigliamento, come la vedremo vestito in Ben Hur?

Ah, non sarò molto coperto! Sono un guidatore di carri arabo, con capigliatura pazza.

– Nella vita di ogni giorno come si veste? Come gli attori americani, in braghe corte, maglietta e infradito?

Mi piace anzitutto sentirmi libero. Posso andare al mercato in pantofole, pigiama e cappotto, e andare a spasso su un’isola scalzo e a torso nudo. Ma mi piace anche vestirmi elegante, magari per andare a una festa.

– Ama fare shopping?

Detesto andare di proposito a comprare qualcosa. Però è bello girare per Londra e Parigi, scoprire per caso in una vetrina qualcosa che mi piace e comprarla. Ma non ho mai sopportato qualcuno vicino a me quando faccio acquisti. Né i genitori da piccolo né un amico o, peggio, una fidanzata.

– Qual è il regalo più bello che ha fatto nella sua vita?

Sono riuscito a invitare i miei genitori, mio fratello e sua moglie sul set di Baarìa, durante le riprese. Averli vicino è stato un regalo per tutti: per mio padre e mia madre perché venivano da lì e ritrovavano i luoghi, i suoni e i colori che sono la loro storia. Per di più ho fatto un regalo anche a me stesso, perché la loro presenza l’ho vissuta non come un ostacolo ma come una forza. Ho provato la magia di sentirli complici, un vero sostegno.

– Con i risparmi cosa vorrebbe comprare: case, opere d’arte, fuoriserie?

Senz’altro una barchetta per andare a pescare ricciole e dentici la mattina all’alba, in qualche isola, magari a Lampedusa, la mia preferita. Quattro metri, non di più.

– Le piace leggere?

Ho appena terminato Moby Dick e ora sto leggendo Le confessioni di Sant’Agostino e le poesie di Yeats. In generale, preferisco dedicarmi ai classici. Almeno non corro il rischio di perdere tempo.

– Qual è l’ultimo film che l’ha impressionata?

Sicuramente Her. Avrei voluto interpretarlo io, anche se credo che Joaquin Phoenix abbia fatto un lavoro fantastico, migliore di quello che avrei potuto fare io.

– Lei usa i social?

Non ho Instagram né Twitter e ho appena iniziato a usare WhatsApp. Però ho un profilo Facebook, che mi serve soprattutto per comunicare con amici che vivono all’estero.

– Quando ha detto ai suoi genitori che voleva fare l’attore, hanno cercato di farle cambiare idea?

No, mi hanno subito sostenuto, nonostante mio padre sia un ingegnere e mia madre un’insegnante. Pensi che, a quindici anni, d’estate mi accompagnavano da Palermo  fino a Roma per le mie lezioni private di recitazione, e mio padre mi aspettava anche due ore in macchina.

– Ha mai sognato di fare un lavoro diverso?

Da quando ho deciso di fare l’attore, ossia a quattordici anni, mai. Ma prima li ho desiderati tutti: macellaio, veterinario, architetto, tennista. In fondo, da attore quei lavori ho modo di farli tutti.

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