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Sommario

LUCA ARGENTERO

novembre 2014 - Style - Corriere della Sera - Interviste

Di solito la bellezza non viene perdonata. Capita in ogni campo lavorativo, ma in particolare agli attori. Se sei bello, come minimo ti ritengono un fessacchiotto, o un finto etero che fa la commedia per non perdere ingaggi, o un narcisista incapace di recitare.

Luca Argentero rappresenta, per fortuna sua di attore e mia di intervistatrice,  quella che la saggezza popolare definisce “l’eccezione che conferma la regola”.

Torinese, 36 anni, Argentero è fresco reduce da un servizio di moda del fotografo britannico Rankin, uno che ha avuto nel mirino da Mick Jagger alla Regina Elisabetta, da Jay Z a Kate Moss.

Come è stata l’esperienza con Rankin?

Di solito farmi fotografare è la parte che mi piace meno del mio lavoro. Invece, in questo caso, mi ha colpito la sicurezza con cui lavora Rankin: c’è un’organizzazione perfetta, per cui lui fa 4 o 5 scatti al massimo, mentre di solito se ne fanno decine se non centinaia. E ti lascia seguire in diretta la postproduzione. Da uno come lui dovrebbero imparare tutti.

Oltre a queste foto, dove stiamo per vederla?

Il 2 ottobre esce Fratelli unici, una commedia romantica con Carolina Crescentini e Raoul Bova. E prima di Natale sarò il protagonista di Ragion di Stato, un film tv in due puntate di Marco Pontecorvo. È una spy story sui servizi segreti italiani.

Quando non lavora, quale è il suo stile quotidiano?

Direi il trasandato chic. Non sono molto attento: jeans, le solite cinque magliette che alterno e, se una giacca mi piace, sono capace di metterla per tre mesi di fila. Sono un torinese classico, non ho grande dimestichezza con i colori. Grigio, nero e blu fanno per me. Nelle occasioni ufficiali invece sono vestito da Gucci, e lì lascio fare a loro.

Qual è l’ultimo oggetto che ha aggiunto al suo guardaroba?

Un paio di scarpe. Ho smesso di usare solo quelle da ginnastica, come quando ero studente. Ora mi piacciono di cuoio, e ne ho appena comprato un paio marron, stringate e bucherellate sulla punta.

La prossima cosa che sogna di comprarsi?

Be’, non è proprio quello che si chiede nella letterina a Babbo Natale: vorrei una casa a Londra. È tanto che io e Myriam (Myriam Catania, la moglie attrice, ndr) ne parliamo. O perlomeno vorrei vivere sei mesi a Londra. E poi… be’, vorrei il nuovo iPhone.

Si affida ai consigli e alla cura di qualcuno per il suo stile e aspetto?

Per quanto riguarda l’abbigliamento, faccio da solo, anche se mia moglie prova a consigliarmi. Per esempio vorrebbe che prima di uscire tenessi conto di come è vestita lei.

Invece, capelli e barba non mi competono: gli attori non sono padroni dei propri peli, la cui lunghezza, taglio e colore dipendono sempre dal film che stanno girando.

Usa creme e prodotti di bellezza?

Solo la crema dopobarba e il deodorante, Non sono fissato con i cosmetici.

Quale è l’uomo cui vorrebbe assomigliare? Parlo di stile…

“Tu Luca, the italian Gregory Peck” mi ha detto Rankin. Non ci avevo mai pensato ma mi piace. Sì, la mia icona è Gregory Peck.

Quale è l’ultimo film che l’ha impressionata?

12 anni schiavo. Mi ha emozionato moltissimo. Del resto mi piace tutto quello che fa Steve McQueen. E poi mi ha appassionato il serial True detective. Avrei voluto la parte di Matthew McConaughey.

Cosa sta leggendo?

Due libri: L’arte della guerra di Sun Tzu, un classico, e True, l’autobiografia di Mike Tyson. E’ abbastanza divertente. Dopo essermi appassionato a Open, l’autobiografia di Andre Agassi, mi è venuta voglia di storie di sportivi. E poi tutti i giorni leggo La Stampa… sa, per quanto io viva a Roma resto sempre un torinese.

Qual è il regalo più bello che ha fatto?

L’ho fatto e l’ho ricevuto. A Natale io e Miriam ci siamo regalati un grande quadro di Tommaso Spazzini Villa. Sono due radici intrecciate, disegnate su una tela coperta di pagine di libri antichi.  È bellissimo.

Quando compra, preferisce arte antica o contemporanea?

Contemporanea, non c’è dubbio. Preferisco incontrare un artista giovane che mi spiega il suo progetto e le sue suggestioni, che acquistare una cosa da museo, già codificata.

Quale è il sito che preferisce?

Megatube! È una piattaforma di cui sono socio: streaming legale e gratuito di film. E l’altro è 1caffè.org, la mia onlus. Ha presente l’abitudine napoletana di lasciare un caffè sospeso al bar, per chi non può permetterselo? Bene, facciamo la stessa cosa via internet. Pagando il costo di un caffè ci aiutate a finanziare progetti di solidarietà legati ad associazioni no-profit italiane o internazionali, troppo piccole per farsi conoscere. In Italia c’è l’abitudine dell’sms solidale, che però si fa solo per macrotragedie. Noi invece aiutiamo la piccola casa famiglia che magari è a 200 metri da casa nostra, e non ce n’eravamo accorti.

Quale è l’ultima canzone che ha scaricato?

Can’t wait my home, dei Blind Faith. È una vecchia canzone che mi ha fatto scoprire mia sorella. Con lei, che è grafica pubblicitaria, sono socio di Inside Lab, una digital factory, stazione di coworking e spazio espositivo.

Se non fosse un attore, quale lavoro le piacerebbe fare?

Farei l’imprenditore, cioè darei voce alle mie idee. Del resto sono laureato in Economia e Commercio, col vecchio ordinamento di 5 anni, non come adesso, col diploma triennale e gli esami a crocette!

Suo padre che lavoro fa?

È un costruttore, come del resto lo erano mio nonno e mio bisnonno.

È rimasto male perché non ha proseguito l’attività di famiglia?

No, magari all’inizio era perplesso, ma ora fa il tifo. È orgoglioso di come porto in giro il nome della famiglia.

Fra le cose che si è comprato, quale ama di più?

Indubbiamente la mia casa in campagna, a Città della Pieve. Quando sono lì, percepisco che è la cosa migliore che ho fatto in questi ultimi dieci anni. Il frutto del mio lavoro e il luogo che mi ispira.

Cosa mangia? È goloso?

Mi piace mangiare sano. Frutta e verdura, niente junk food. Non ricordo quando è stata l’ultima volta che ho comprato un pezzo di carne al supermercato, o che ho mangiato una barretta.

Cosa la tiene sveglio di notte?

Riuscire a far quadrare tutto. Sto vivendo un momento bellissimo pieno di lavoro e di creatività. Ma il mio tempo è troppo congestionato dagli impegni e faccio fatica a godermi le cose. La vita di un attore è piena di imprevisti, si vive di agende di lavoro determinate da altri in un perenne lavoro di incastri. Perdo il gusto delle cose perché penso sempre agli impegni del giorno dopo. Pensi che, magari per settimane, io e mia moglie ci incontriamo sull’uscio e ci diamo il cinque.

Lei ha iniziato con Il grande fratello. Mirava a diventare attore?

Macché, quell’esperienza era un lavoretto come un altro: cercavo di racimolare denaro per un progetto imprenditoriale con amici, prima di dare la tesi. In seguito mi hanno proposto di fare l’attore. Non era un mio sogno, ma ci ho provato e mi è piaciuto, anzi mi ha entusiasmato.

Nel breve bilancio della sua vita, cosa è andato meglio: l’amore o il lavoro?

Il lavoro. Dai 14 ai 36 anni sempre stato lasciato, escludendo mia moglie (ma con lei ancora non si può dire…) Il fatto è che non è tutto oro quello che luccica. Sono pieno di difetti.

Cosa la disturba nella vita quotidiana?

La maleducazione della gente. Educato a dire sempre “grazie” e “per favore”, mi fanno diventare pazzo i modi sgraziati degli altri.

Qual è la parte brutta del suo lavoro?

Si fatica ad avere una quotidianità. È un lavoro instabile, in cui dipendi da decisioni di altri. Per un progetto di lavoro in cui metto tutto me stesso, magari abbiamo lavorato per 3 mesi in 150 persone.

Da ragazzo cosa sognava di diventare?

Un grande tennista. Ma non è stata un’occasione mancata. A 15 anni avrei voluto essere Agassi: ci ho provato ma non ero abbastanza bravo.

Se lei dovesse immaginare una donna sola, seducente, seduta al tavolo di un bar accanto al suo, come sarebbe?

Be’, non starebbe leggendo. Si godrebbe il sole, la sua ordinazione, il suo momento. Avrebbe una camicetta bianca con le maniche corte. Deve sembrare elegante d’animo, non d’abito.

E poi?

Avrebbe un bel sorriso e begli occhi. Forse un cane, forse no.  Di sicuro non starebbe chattando con 12 persone contemporaneamente. A un certo punto si alza e se ne va, camminando lentamente, tranquilla, rilassata.

Con i tacchi?

No, niente tacchi. Sarebbe ridicolo. Io questa scena me la immagino a Città della Pieve!

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